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Est! Est!! Est!!! di Montefiascone

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un vino a doc, prodotto in provincia di Viterbo nel territorio dei comuni di Montefiascone, Bolsena, S. Lorenzo Nuovo, Grotte di Castro, Gradoli, Capodimonte, Marta. Questa zona si sviluppa attorno al lago di Bolsena, dove vi sono vigneti che beneficiano dei raggi solari riflessi dalle acque lacustri. Il terreno vulcanico, considerato che questo lago un cratere ormai spento. Le viti, esposte a sud, occupano una fascia collinare che arriva sino a 550 metri di altitudine. Landamento climatico caratterizzato da forti escursioni termiche tra giorno e notte che, nei mesi estivi, arrivano addirittura a sbalzi di 20 gradi. Il refrigerio notturno comunica alla pianta vigoria e le uve, di conseguenza, maturano ricche di profumi e sapori.
Caratteristiche ottenuto da uve Trebbiano Toscano (65%), Malvasia Bianca Toscana (20%), Rossetto (Trebbiano Giallo, 15%). La resa massima di uva per ettaro fissata in 130 q; quella delle uve in vino nel 70%. Ha colore giallo paglierino brillante, odore vinoso; sapore corposo, armonico, asciutto o abboccato; gradazione alcolica minima di 11. Si serve a temperatura di 10C e accompagna sopratutto agli antipasti e ai pesci di lago cucinati soprattutto nel territorio circostante i due laghi della Tuscia, quello di Bolsena e quello di Vico.
Tra storia e leggenda Che il vino fosse un prodotto conosciuto in quel territorio, sta la storia a indicarlo. Gi il nome del paese di Montefiascone la dice lunga: mons che significa monte e flasconis che sta a indicare i falaschi, erbe lacustri che crescono sulle rive del lago e che venivano anticamente usate per rivestire i fiaschi. Unaltra versione punta su faliscorum, un grosso recipiente, ma poco cambia. Dal 1308 lo stemma della citt raffigurato da sei cocuzzoli sormontati da una botte. Il papa Innocenzo IV, in una sua lettera del 1353, sottolinea come la coltivazione della vite costituisse una determinante fonte di reddito di tutto il territorio. Succede per spesso che gli antichi documenti, gli stemmi, le testimonianze autorevoli siano scavalcati dalle leggende popolari, che sono spesso pi utili a far ricordare a lungo nel tempo un avvenimento, una situazione. Nel nostro caso anche un vino, dal nome curioso, Est! Est!! Est!!!, che gli deriva da una storiella altrettanto curiosa, che in questo caso pi importante della storia vera. Ed questa. Nel 1111 Enrico V di Germania era in viaggio per Roma per essere incoronato imperatore del Sacro Romano Impero. Nel suo numeroso seguito si trovava anche un vescovo, Iohann De Fugger, semplificato, nel linguaggio popolare, prima in Deuc e poi in Defuk. Il vescovo era probabilmente pi attratto dalla vita terrena che dalla vita celeste. Era un gran bevitore, un talent scout di buoni vini. Tanto che lungo la strada si faceva precedere da Martino, un suo servitore elevato al rango di coppiere, con lincarico di girare per osterie e cantine e segnalare la disponibilit di vino buono. In che modo? Semplicemente scrivendo sulla porta del posto giusto la scritta Est, in latino. Come a dire c. Il vino, sottinteso. Se il vino era davvero super, poteva scrivere Est, Est. Martino a Montefiascone si fece prendere la mano. Bevve, chiss quanto, il buon bianco fresco e scrisse sulle porte dei posti dove laveva assaggiato: Est! Est!! Est!!! Con un crescendo di punti esclamativi, a sottolineare leccezionalit del vino. Nome che tuttora presente nelle etichette di questo vino. Chiss se and proprio cos. E certo per che il vescovo, conclusa la sua missione a Roma al seguito dellimperatore Enrico V, si piazz in un bel palazzo di Montefiascone dove rimase, e bevve fino alla morte. Avvenuta: si racconta, per il classico bicchiere di Est! Est!! Est!!! di troppo. Riposa nella chiesa di San Flaviano e ogni anno, nel mese di agosto, viene ricordato da una grande festa con tanto di corteo in costume. Un modo che i cittadini di Montefiascone hanno per ricordare il loro plurisecolare sponsor e valorizzare il territorio dal punto di vista turistico. A ragione, perch la cittadina di Montefiascone, che sale oltre i 560 metri, ricca di piazze, chiese e palazzi importanti. E poi c il lago, 114 km quadrati, che da solo merita di essere girato, fermandosi in paesi interessanti, come Gradoli e soprattutto Bolsena, ricca di storia e patria di una santa molto amata, Santa Cristina. A proposito di Bolsena, gi nel 1500 era considerata un luogo ideale per la produzione dei vini Moscatelli. Il medico Andrea Bacci, nella sua De Naturali Vinorum Historia cosi ne parla: ....vi si producono dei Moscatelli delicatissimi ed altri tipi di vino che, se non sono tanto robusti e stabili, sono per sinceri, sia i giallo-dorati che i rossi, i fulvi di valore medio e molti leggeri e crudi, adatti per coloro che hanno la febbre.
La storia vera La verit storica ce la racconta uno studioso del posto, Giancarlo Breccola, che dopo lunghi studi e ricerche ha proposto questa sua versione dei fatti, come realmente accaduti. La Storia del Vescovo, meglio conosciuta come Leggenda dellEst Est Est, nacque, come molte altre fantasie storiche, per il bisogno di ordine innato nella mente umana e per la necessit di rispondere ad alcuni interrogativi determinati dal particolare contesto storico e geografico di Montefiascone. La grande notoriet del vino, considerato per secoli il miglior vino moscatello dItalia; il rilevante transito di viaggiatori assetati di mirabilia e stravaganze; la presenza di una figura giacente, ormai anonima, scolpita su una pietra tombale, costituirono, cos, le scaturigini di questo immaginario racconto che tanto nutrimento trae dallinvenzione popolare e dal piacere di meravigliare. La prima e pi antica testimonianza sullepisodio ci viene da Lorenz Schrader, un viaggiatore tedesco che, descrivendo il suo viaggio in Italia compiuto negli anni 1556-1559 e trattando di Montefiascone, menziona il nobile vino Muscatelli, ma anche la notanda Historia de quodam praelato. Il racconto si rivela essenziale, privo di date, di qualsiasi nome proprio e dei vari dettagli che compariranno soltanto nei secoli successivi. Lespressione Est vi appare ripetuta solo due volte e non scritta, ma pronunciata (per incontrare il triplice EST bisogner aspettare una relazione di viaggio del 1670 di Richard Lassels). Sempre alla met del XVII secolo risale la sommaria epigrafe aggiunta alla pietra sepolcrale - EST EST EST PRT [PRI?] NIV / EST HIC IO DEVC / MEVS MORTVS ES [Est est est pr(op)t(er) ni(mi)u(m) est hic Io(annes) deuc (dominus) meus mortu(u)s es(t)] EST EST EST, QUI GIACE IL TEDESCO GIOVANNI, MIO PADRONE, MORTO PER IL TROPPO EST - in sostituzione di unaltra, nondimeno posticcia, che pi semplicemente riportava: PROPTER EST EST DOMINUS MEUS MORTUUS EST. La parola DEVC, considerata quale cognome del personaggio e variamente interpretata come Deuc, Defuk, De Fuc, De Fugger, si deve, quasi certamente, ad una grossolana trascrizione dellaggettivo tedesco deutsch riferito, ovviamente, al leggendario beone che si voleva di origine germanica. La presenza di questa epigrafe esplicativa sembra scaturire da una richiesta che oggi potremmo definire di tipo turistico e, del resto, una generica mentalit in questo senso doveva esistere se vero, come racconta Francois Maximilien Misson nel 1688, che appena giunto a Montefiascone alcuni bambini gli si avvicinarono offrendosi di guidarlo a vedere la tomba dellEst Est Est.
La storia del vino Questo bianco, che ha conquistato, tra i primi in Italia, la Denominazione dorigine controllata (Doc) nel 1966, anzich espandersi, si era ristretto sempre pi ad un consumo locale. Poi, qualche azienda ben dotata di rete commerciale e dunque di presenza consolidata sul mercato ha cominciato ad acquistarlo da piccoli produttori e a rivenderlo. Esempio tipico quello della Falesco, Cantina fondata nel 1979 proprio per produrre vini per Antinori e Bigi, due solide aziende. Quando Antinori decise, qualche anno dopo, di imbottigliare solo i vini prodotti in proprio, Falesco debutt con il primo Est! Est!! Est!!! riportante il suo marchio. Era il 1987. Due anni dopo lazienda present il suo primo cru di questo bianco profumato, il Poggio dei Gelsi, proveniente da una vigna particolarmente adatta a dare una eccellente uva che, ben lavorata, regalava un gran buon vino. Falesco, stato un po il motore che ha fatto riprendere quota in questi ultimi anni allEst! Est!! Est!!!, riportandolo a protagonista tra i vini del Centro Italia. Un incentivo importante alla ripresa di questo bianco Doc della Tuscia dovuta al fatto che la Falesco stata fondata, 25 anni fa, da due fratelli che poi sono diventati protagonisti nel mondo del vino: Riccardo e Renzo Cotarella. Se due enologi esperti si sono dedicati con passione a questo vino che migliora solo se si curano terre e si selezionano uve, vuol dire che il futuro non devessere poi cos male. Questo hanno pensato molti vignaioli e piccole aziende locali, che hanno, quindi, cominciato a coltivare meglio i terreni, a individuare le piante migliori, a scegliere i grappoli in perfetta salute, a investire in nuove attrezzature di cantina, al fine di fare un buon prodotto che permettesse loro di uscire dal territorio. Se da una parte abbiamo parlato di unazienda che ha fatto in qualche modo da apripista alla viticoltura locale intenzionata ad affrontare la strada della qualit, non vanno dimenticate le Cantine sociali, le Cooperative e altre valide aziende che hanno continuato a produrre questo vino cercando di coniugare la quantit con la qualit. Con eccellenti risultati. LEst! Est!! Est!!!, di Montefiascone, come si sa, secondo il disciplinare antico deve essere fatto con Trebbiano toscano, chiamato qui Procanico, fino al 65%, con Malvasia bianca toscana fino al 20% e con Rossetto fino al 15%. Oggi per ci sono molti esperti locali, i quali sostengono che bisognerebbe modificare queste percentuali, aumentando il rossetto, chiamato anche trebbiano giallo, variet tipica del territorio intorno al Lago di Bolsena, fino a un 30-35%. Perch unuva antica, pi saporita e maggiormente rappresentativa del territorio e dellEst! Est!! Est!!! di un tempo. Qualcuno azzarda anche lintervento di altri vitigni locali che danno uva bianca, coltivati da lungo tempo nel viterbese.

 

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