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Marrone dei Monti Cimini

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Il marrone dei Cimini (Castanea sativa e Castanea crenata) appartenente alla qualit del “marrone fiorentino”, ha trovato in questa zona il suo habitat pi idoneo per cui considerato dagli esperti uno dei migliori d’Italia. Il marrone da sempre presente nel territorio nel viterbese; ne sono una prova le grotte di tufo e i "radicci" (antiche costruzioni ancora presenti nei boschi) utilizzate in passato per la cura, la conservazione e l'essiccazione delle castagne. Agli inizi del secolo, poi, con la costruzione della ferrovia Roma Nord, Vallerano divenute un importante centro di raccolta e commercializzazione del prodotto. Attualmente la diffusa presenza della castanicoltura nella zona testimoniata dalle numerose Sagre che richiamano numerosi visitatori ogni anno. Fra le pi famose ricordiamo quelle di Canepina, di Soriano del Cimino, di S. Martino e di Valleranno. Il frutto, spesso unico, ha forma globosa e pezzatura non inferiore a 55, mentre i frutti doppi hanno forma emisferica e pezzatura vicina a 60-65. La polpa dolce, di ottima qualit dal punto di vista organolettico e presenta una buona resistenza ai processi industriali. Viene prodotto nel territorio dei comuni di Ronciglione, Caprarola, Soriano del Cimino, Canepina, Valleranno e Viterbo, in una zona altimetrica compresa tra i 450 e i 680 m. s.l.m. La coltura si sviluppa su terreni vulcanici derivanti dalla degradazione di tufi agglomerati vulcanici. La maturazione dei frutti avviene intorno alla seconda decade di Settembre, per un periodo di circa 20 gg. I marroni, per poter essere commerciati con questa denominazione tipologica, devono ricadere all'interno dei requisiti stabiliti dall'ICE il 10/071193. Il mercato di destinazione primario quello del fresco, dove il marrone arriva tradizionalmente dopo un primo condizionamento in acqua fredda per circa 2-3 giorni in vasconi o tini di legno, detto cura. Ci al fine di bloccare l'insorgere di patogeni in post-raccolta. Successivamente vengono lasciate asciugare e movimentate giornalmente secondo un processo detto " trapalatura". Da ultimo vengono confezionate in sacchetti di juta (da 30 o 25 Kg) o di plastica (da 10 o 5 Kg). La positiva dinamica del prezzo del prodotto, che si assai apprezzato nell'ultimo decennio, ha consentito ai castanicoltori di attuare politiche pi rispettose per l'ambiente (es Reg. 2078/92, misura A3), per ottenere un prodotto pi gradito ai consumatori. Questo prodotto, con il nome di “marrone dei monti Cimini”, stato incluso nell’Elenco Nazionale dei Prodotti Agroalimentari Tradizionali Italiani pubblicati nel supplemento ordinario della G.U. n 136 del 14/06/2001 in base al D.L. n 350 dell’8 settembre 1999. Nella nostra tradizione gastronomica le castagne venivano utilizzate fresche, soprattutto arrostite nella caratteristica padella forata o lessate in pentola con l’odore del finocchio. Un particolare modo di conservarle consisteva nella loro trasformazione in castagne secche (mosciarelle) dalle quali si otteneva la farina per fare il classico “castagnaccio”. Il piatto tipico era poi la “zuppa di ceci e castagne” che si preparava nel giorno della Vigilia di Natale. Le castagne pi belle, cio i marroni, venivano venduti alle industrie dolciarie che li trasformano nei famosi marrons glaces".

 

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