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Fiori di finocchio selvatico della Tuscia

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I fiori di finocchio selvatico sono un prodotto che si ricava da una delle piante aromatiche pi diffuse nel nostro territorio, il finocchio selvatico (foeniculum vulgare); che per non vanno confusi con i semi di finocchio, dall’aspetto di piccoli granelli oblunghi, che, invece, sono impiegati per aromatizzare pane e dolciumi. I fiori di finocchio selvatico vanno raccolti in estate, quando la pianta in piena fioritura e presenta delle infiorescenze gialle, cio prima che compaiano i frutti maturi (i semi). Le ombrelle fiorite vengono recise e messe a seccare al sole, poi stropicciandole fra le mani si ottiene una sostanza fine, dal profumo e dal sapore caratteristico, che contiene sia i fiori sia i piccoli frutti non ancora maturi. Questa specie di polvere granulosa, viene conservata in barattoli di vetro dove si mantiene anche per anni, conservando sempre il suo profumo originale. Nella nostra provincia, tutti gli abitanti sono i potenziali produttori di questi fiori di finocchio selvatico, poich molti di loro in estate, quando la pianta del finocchio selvatico in piena fioritura, si dedicano alla raccolta delle ombrelle fiorite di questa pianta. Molti raccoglitori utilizzano il prodotto raccolto per uso casalingo personale, mentre altri li portano ai negozianti di frutta e verdura, che li vendono a peso, in bustine di plastica o in contenitori di vetro. Pertanto chi volesse acquistare questo prodotto, che non si trova in vendita nei supermercati, lo pu reperire solamente nei piccoli negozi di frutta e verdura, ad un prezzo che pu sembrare esagerato, ma che in realt non lo , poich oltre ad essere molto leggeri, questi fiori vengono usati in piccolissime quantit, dal momento che possiedono un aroma forte e gradevole. Anche 50 grammi di prodotto possono essere sufficienti per un anno intero. L’epoca d’inizio della raccolta di questo prodotto e la sua utilizzazione nella cucina tradizionale della Tuscia si perde, come si usa dire, nella notte dei tempi, dal momento che questa pianta spontanea originaria dell’Europa Mediterranea e ne parlano gi gli antichi autori latini e greci. Nella nostra cucina trovano impiego soprattutto con la carne di maiale (braciole, budellucci, porchetta, salsicce nere, sanguinaccio, ecc), nei piatti di interiora di bovini cotti in padella (fettine di cuore, fegato, rognone e milza), nella coratella, nelle braciolette di abbacchio, con le lumache al tegame nei funghi arrosto, nelle melanzane al funghetto, nelle olive nere condite con la buccia di arancio, nelle patate al forno (al posto del rosmarino), nel pollo e nel coniglio, sia arrosto sia in padella con le olive, e perfino in un sugo rustico usato per condire i lombrichelli.

 

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