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Grano duro della Tuscia viterbese

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Si tratta di una variet di grano duro (Triticum durum) ottenute in parte per selezione naturale attraverso i secoli e con l’aiuto della ricerca scientifica che ha via via migliorato la qualit di questo prodotto. Morfologicamente la spiga di questo grano ha glume totalmente carenate, spighette quasi sempre aristate; cariossidi allungate, molto spesso appuntite, di colore ambraceo a frattura vitrea. Alla sua diffusione hanno contribuito anche le tecniche agronomiche di coltivazione, affinate rispetto al passato e gli incentivi alla coltivazione promossi dall’U.E. in quanto produzione non eccedentaria. Le caratteristiche della cariosside richieste dal mercato sono: elevato peso elettrolitico; omogeneit delle dimensioni; colore giallo translucido, brillante; percentuale bassa di bianconatura; assenza di colorazione bruna sulla punta; elevata resa di semola (65-73%). Il territorio della nostra provincia dove si coltiva questo prodotto interessa sia la Premaremma che la Maremma viterbese con aree sparse in altre zone dove si coltivano nuove variet sperimentali, per cui, in pratica, tutto il territorio viterbese considerato area preferenziale di coltivazione del grano duro in funzione dell’antica tradizione di coltivazione di questo prodotto. Il grano duro un cereale esigente in fatto di preparazione del letto di semina e delle tecniche di coltivazione (motoaratura, erpicatura, semina, concimazione a pi fasi, diserbo); normalmente alla sua produzione vengono destinati i terreni migliori dell’azienda. Dopo mietitrebbiatura e la raccolta il prodotto viene stoccato nelle aziende stesse o presso strutture cooperativistiche e viene poi venduto a molini e pastifici fuori della regione. La presenza di coltivazioni cerealicole nel nostro territorio risale al tempo di Roma antica. Dal primitivo farro etrusco, una volta importato il grano duro dall’Egitto in Sicilia in altre regioni del Sud, questo grano ha sostituito progressivamente le altre coltivazioni, comprese quelle di grano tenero, il quale da una cinquantina di anni stato completamente soppiantato dal suo nobile rivale. Dal punto di vista gastronomico, il suo impiego prevalente riservato ai pastifici industriali di tutta Italia per la preparazione delle paste alimentari secche, previa macinazione che porta alla produzione di semola e semolino. Nelle nostre zone, questi derivati del grano vengono utilizzati tradizionalmente anche per confezionare la pasta all’uovo fatta in casa e soprattutto un ottimo pane di tipo casereccio, dall’aspetto e dal sapore caratteristico, che si pu trovare facilmente in vendita nei negozi di prodotti da forno ubicati nei comuni dove si produce questo tipo di grano. La superficie coltivata a grano duro nella nostra provincia si aggira sui 50.000 ettari con una produzione media di 30-40 quintali per ettaro.

 

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