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La Mentuccia

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La mentuccia l’erba aromatica che, pi d’ogni altra, caratterizza il profumo dei nostri piatti tradizionali; potremmo, infatti, definirla l’odore della Tuscia, anche se il suo uso pi o meno diffuso in molte altre regioni dell’Italia e, secondo lo Stobart, anche in America dove prende il nome di field balm. Analizzando, infatti, l’origine del termine “nepetella”, con il quale questa erba pi frequentemente conosciuta, avremmo tutte le ragioni di considerarla una cosa nostra, dal momento che il nome di questa antica erba aromatica usata dai Romani (Apicio la include nella salsa per uccelli e per pesci), e sicuramente anche dagli Etruschi, secondo Linneo, deriverebbe dall’antica Nepe o Nepete, che per Livio non altro che l’odierna Nepi, in provincia di Viterbo, nel cui territorio era molto abbondante. Secondo altri, per, potrebbe derivare anche dal latino Nepa = scorpione, (parola afro-latina), poich si credeva efficace contro la puntura dello Scorpione; infatti, Plinio nella sua Naturalis historia afferma che “ha virt contro le serpi perch fuggono il suo fumo e l’odore”. In Toscana chiamata “nepetella o nepitella”, in Emilia “Calameinta”, in Campania “nepeteja”, in Sicilia “nipitedda”, in Sardegna “nebidedda”. Botanicamente, secondo le pi recenti classificazioni conosciuta come Calamintha nepeta, appartenente all’ordine delle Tubiflorae, famiglia delle Labiatae, genere Calamintha. Nei vari testi divulgativi, per quanto riguarda la sua terminologia, esiste una discreta confusione. Infatti, spesso vengono usati vecchi termini botanici come Satureja calamintha, Satureja nepeta, Calamintha officinalis variet nepeta. Esistono poi altre due variet di Calaminte, la Mentuccia montana (Calamintha grandiflora) e la Calamenta (Calamintha sylvatica). Quest’ultima viene spesso confusa con la mentuccia, poich possiede lo stesso aroma, ma la sylvatica si distingue per le foglie un poco pi grandi, con una profonda seghettatura al bordo, particolare questo che quasi assente nelle foglie pi piccole della nostra mentuccia. Queste variazioni, secondo alcuni, dipenderebbero, invece, solamente dal tipo di terreno nel quale cresce. Come si vede, anche per questa nostra modesta pianticina esiste qualche confusione terminologica, come accade con le numerose erbe selvatiche appartenenti al genere Mentha (romana, campestre, poleggio, a foglie rotonde, aquatica, arvensis) che, per, nulla hanno a che fare con la nostra mentuccia. Ad aumentare il disordine interpretativo, intervengono anche alcune erbe appartenenti al genere Nepeta, tutte conosciute come “erba gattaia” (Gattaia comune, G. tuberosa, G. minore, G. di Corsica ecc); soprattutto perch una in particolare, la Gattaia minore, ha un nome scientifico, Nepeta nepetella, che potrebbe creare confusione con la nepetella. Queste erbe, che emanano uno strano odore di menta, attualmente non sono pi usate in Italia come erbe aromatiche, ed inoltre si distinguono facilmente dalla nostra mentuccia. A proposito dell’erba gattaia, questa deve il suo nome al fatto che molto amata dai gatti, i quali, dopo averla mangiata appaiono eccitati al punto da rotolarsi sopra i cespugli di questa erba. Dal punto di vista botanico la mentuccia una pianta erbacea perenne, che cresce spontaneamente nei terreni incolti, non troppo umidi, nelle zone rocciose e lungo le strade, dove emana un profumo intensissimo e gradevole, dall’aroma composito, in cui le caratteristiche della menta compaiono associate, per, a sentori erbacei diversi. Pu essere raccolta da maggio ad ottobre. La pianta presenta uno stelo (rizoma) strisciante sul terreno, che produce dei fusti ascendenti, legnosi in basso ed erbacei alla sommit. Le foglie piccole e di colore verde intenso, opposte due a due, hanno forma ovale, con la base che si restringe bruscamente, a volte anche a forma di cuore; la superficie superiore meno pelosa di quella inferiore, il margine esterno pressoch intero e, a volte, debolmente dentato alla punta, con 5-10 denti per parte. In estate compaiono i fiori, a mazzetti, profumati, di colore rosa violaceo. Pu essere anche coltivata in vaso e nell’orto, nel qual caso conserva quasi intatto il suo aroma penetrante. anche soprannominata "erba da funghi", perch in Toscana viene associata in cucina soprattutto con i porcini, ma anche con altri funghi selvatici. Nelle zone del viterbese, invece, come accompagnamento ai funghi arrostiti si preferiscono i fiori di finocchio selvatico, mentre la mentuccia viene usata nelle zuppe di funghi, soprattutto in quella con i prataioli, in tutti i piatti con le lumache, caratteristica la zuppa con le famose lumache di Montebello, poi nei carciofi al tegame (detti “alla romana”), nella zuppa di pesce del lago di Bolsena (la “sbroscia”), nel pancotto con l’aglio, usato un tempo dai nostri vecchi senza denti, nella salsetta con la quale si condiscono i pomodori, le melanzane, le zucchine bollite (alcuni l’aggiungono anche nella salsa con la quale si condiscono i mazzocchi, le puntarelle “romanesche”); nella nostra Maremma utilizzata anche nella panzanella, ma, sopra ogni altra cosa dona un profumo inconfondibile alla nostra tradizionale Acquacotta, in tutte le sue variet, perch insieme con l’inconfondibile e robusto sapore dell’olio extravergine d’oliva della Tuscia (oggi riconosciuto a Dop), costituisce l’elemento caratterizzante e distintivo. Per ottenere il massimo del suo aroma, andrebbe sempre consumata appena raccolta, ma, in mancanza di un prato a portata di mano, pu anche essere essiccata e conservata in un vasetto di vetro ben chiuso. Per gli erboristi, l’infuso di nepetella ha una leggera azione eccitante (paragonabile a quella del t), mentre quello preparato con le sommit fiorite avrebbe la propriet di stimolare la secrezione gastrica favorendo, in questo modo, le funzioni digestive. Tutte propriet, come al solito, non dimostrate scientificamente ma attribuite empiricamente alle varie erbe da parte dei contadini che le usavano perch nei secoli passati la medicina sperimentale era una scienza poco conosciuta e lontana dalle campagne.

 

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