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Pranzo del Purgatorio

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Questa cerimonia, che attualmente conosciuta con il nome di “Pranzo del Purgatorio”, si svolge ancora oggi a Gradoli, una graziosa cittadina in provincia di Viterbo, appoggiata sui colli Volsini, su un ripiano di rocce vulcaniche circostanti il lago di Bolsena, famosa per il suo vino “Aleatico di Gradoli Doc”, un vino rosso dolce, presente anche nelle tipologie “Liquoroso” e “Liquoroso Riserva”, riconosciuto a Doc dal 1972 con DPR del 21.06.72, prodotto con uve ricavate da un vitigno autoctono coltivato nel territorio gradolese circostante il lago di Bolsena. Questa ristretta zona di produzione, incantevole dal punto di vista paesaggistico, rappresenta il limite di questo vino: la mancata espansione del vitigno, infatti, dovuta proprio alla sua totale e ideale rispondenza ai terreni e alle condizioni microclimatiche di questa zona. Ne consegue che la limitata produzione impedisce a questo prodotto di diffondersi in molti mercati dove pu essere apprezzato soprattutto a livello di degustazioni specializzate. Nella stessa cittadina, che come detto sopra si trova appoggiata su un ripiano di rocce vulcaniche a nord del lago di Bolsena, presente un superbo palazzo (Palazzo Farnese), fatto costruire da Paolo III Farnese, originario del luogo, su progetto di Antonio Sangallo il giovane, per una delle sue residenze estive, attualmente destinato a sede di un interessante museo dove sono esposti una serie costumi rinascimentali, insieme con ceramiche antiche prodotte nello stesso periodo. Tornando al tema del nostro “Pranzo del Purgatorio”, una cerimonia simile a quella attuale, secondo alcuni studiosi del posto, era presente a Gradoli gi nel XII secolo, allestita inizialmente per ricordare i caduti di una rivolta contro le pesanti vessazioni imposte dal Papa. Altre fonti riferiscono di una conviviale gastronomica risalente invece al XVI secolo, che aveva come men lo stesso di quello odierno, a base di cibi magri di penitenza. Documenti certi sono, per, soltanto quelli del 1700, che documentano esattamente il vero “Pranzo del Purgatorio”, che veniva organizzato dalla Fratellanza del Purgatorio, un’antica Confraternita a sfondo religioso, che offriva suffragi in memoria dei defunti. Una parte degli appartenenti a questa Associazione, composta esclusivamente da circa 80 uomini, nel giorno di marted grasso, infilavano il caratteristico saio marrone e un cappuccio color viola e, preceduti da uno stendardo e un tamburino, percorrevano con fare solenne le strade del paese, bussando ad ogni porta, per raccogliere denaro e prodotti alimentari vari (salsicce, prosciutti, salumi, vino, formaggi). Le offerte in natura cos ottenute, venivano messe all’asta pubblica nel pomeriggio dello stesso giorno in piazza Vittorio Emanuele. Il ricavato di questa raccolta veniva poi usato per finanziare l'indomani (Mercoled delle Ceneri) il Pranzo del Purgatorio, un banchetto cucinato dai membri stessi della Fratellanza per pregare la misericordia divina per le anime del Purgatorio. A questo Pranzo del Purgatorio, in origine a carattere penitenziale, vi prendevano parte tutti i cittadini. Tra le regole del pranzo, vi era quella che prescriveva un menu rigorosamente “di magro”, costituito da un antipasto a base da fagioli bianchi e piccoli, di produzione locale, un ecotipo assimilabile alla variet “tondino”, con seme di colore bianco lucente, oggi conosciuti come "fagioli del Purgatorio", che vengono serviti affogati nell’olio extravergine d’oliva (Canino Dop) anch’esso di produzione locale; segue una minestra di riso in brodo di pesce ricavato dalle interora del luccio e della tinca del lago di Bolsena, poi un secondo di pesce fritto, pescato fresco nel lago di Bolsena e un’ultima portata di baccal arrosto, a ricordo del piatto povero un tempo molto diffuso anche in questo territorio. Oggi il Pranzo del Purgatorio diventato un pranzo che fra le varie caratteristiche ha quella della grandiosit, poich i partecipanti, che raggiungono la cifra di circa duemila persone, provengono non solo dalla provincia ma anche dalla vicina Toscana e Umbria, a seguito di prenotazione, per cui si svolge in un grande capannone industriale della “Cantina sociale di Gradoli”, che produce il famoso “Aletico di Gradoli”, come pure un apprezzato olio extravergine di oliva, riconosciuto a Dop con il nome di “Canino Dop”. Considerato il numero dei partecipanti, enorme la quantit di cibo cucinata, enormi sono gli utensili usati, enorme il quantitativo di vino che scorre sui tavoli, ma soprattutto caratteristica l'allegria che accompagna una festa in cui (malgrado si svolga nel primo giorno di Quaresima, quindi in un periodo di penitenza), si ha voglia di divertirsi e stare in piacevole compagnia. Dietro le quinte ci sono i confratelli-cuochi, che muniti di grembiule e mestoli cucinano le varie pietanze utilizzando pentoloni di grandissime dimensioni e dieci caldaie da due quintali ciascuna in cui bolle l'acqua per i fagioli e nelle quali verr successivamente cotto anche il riso per la minestra. Poi, visto che il cibo deve essere riscaldato, i confratelli lo mettono su antichissime teglie di rame che vengono appoggiate sui bracieri con l'aiuto di una pala dal manico lungo oltre tre metri. Perch qui il cibo tutto su un enorme fuoco acceso la notte precedente dal gruppo dei confratelli-fuochisti e il men, come detto sopra, da secoli sempre lo stesso, cos come le quantit acquistate, cotte e poi servite ai tavoli: 250 chilogrammi di fagioli, 1 quintale di riso per la tradizionale minestra con le interiora di pesce di lago (ricetta segretissima), oltre 500 chili di luccio in umido, sessanta chilogrammi di tinca, 350 chili di baccal, 250 chilogrammi di olio extravergine di produzione locale. A met banchetto, inoltre, alcuni giovani confratelli passano con lo stendardo della Fratellanza e su un antichissimo piatto raccolgono altre offerte da devolvere alle famiglie bisognose del paese. Insomma, un cocktail di sacro (dedicata alle anime del Purgatorio), sociale (l'intento benefico dell'antica manifestazione) ed anche profano (quello "mangereccio") che diventato un appuntamento immancabile per duemila persone.

 

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