Sei in: Home LA NOSTRA STORIA A TAVOLA Le Pizze di Pasqua
  • Increase font size
  • Default font size
  • Decrease font size

Tuscia in Tavola

Ricette, curiosità, tradizioni gastronomiche

arte in cucina

Le Pizze di Pasqua

E-mail

Parlando delle «pizze di Pasqua », dobbiamo entrare nel clima della settimana di passione, che oltre al significato religioso, era così chiamata perche rappresenta l'ultima tappa di una snervante maratona delle nostre nonne che durava, appunto, circa una settimana. La faticosa impresa iniziava infatti, fazzoletto in testa e spazzolane alle mani, con le pulizie complete della casa che andavano dalla lucidatura degli argenti, e di tutte le pentole di rame, schierate come un plotone in una parete della cucina, allo spostamento dei pesanti mobili in legno massiccio, al lavaggio dei tendaggi e così via, senza l'ausilio, s'intende, dei moderni elettrodomestici. Il Giovedì Santo il lavoro era finito: una visita ai « Sepolcri » addobbati con i vasi di pallido grano, fatto crescere nel buio completo della cantina, a simboleggiare forse la triste oscurità del Sepolcro, e poi di nuovo al lavoro per le rituali pizze. In questo caso alla fatica materiale, necessaria per impastare per ore ed ore quattro, sei od anche otto chilogrammi di farina con varie dozzine di uova ed altri ingredienti, andava aggiunta l'ansia per l'incertezza del risultato, dal momento che le complesse fasi del lavoro dovevano completarsi nell'ora precisa dell'appuntamento con la fornaia.  Ed ecco allora che il ricordo ci porta ai vari mezzi usati per accelerare la lievitazione; dai bracieri posti sotto la madia, ai lumini ad olio ed alle pentole di acqua bollente deposti all'interno della madia stessa.  Due giorni durava questa fatica, ed il riposo non giungeva neanche la sera, poiché più volte durante . la notte insonne la nonna si alzava dal letto per sorvegliare la regolarità del processo di lievitazione e per sostituire eventualmente il fuoco nei bracieri.  Poi il mattino l'ultima emozione, quella cioè dell'attesa del ritorno dal forno; quando finalmente le pizze arrivavano, alte, lucenti, a riempire le case con il loro profumo caratteristico, che completava così l'atmosfera pasquale, un sorriso sereno e soddisfatto si affacciava nel volto della padrona di casa.  Ma bisognava ancora attendere che il sabato mattina, dopo il festoso scioglimento delle campane accompagnato dagli spari delle doppiette, il Parroco, con l'inseparabile chierichetto fornito di bussola e canestrino (per le uova), impartisse alla casa e quindi alle pizze ad alle uova la rituale benedizione. Così santificate potevano essere finalmente gustate, inzuppate nel vino, insieme al capocollo, alle uova sode ed alla caratteristica coratella di abbacchio nella tradizionale "colazione pasquale" al ritorno dalla S. Messa. Le piccole pizze, invece, denominate «scarsella» e «bracone», raffiguranti dei rudimentali pupazzi con le uova sulla pancia venivano consumate nella tradizionale scampagnata del lunedì che vedeva tutto il paese raccogliersi festoso in una località abitualmente fornita di un grande prato e possibilmente di un vicino bosco, dove bambini ed adulti si abbandonavano con festosa spontaneità ai giochi fanciulleschi della « mosca cieca », del « girotondo» e così via.  Ma il progresso arrivato prepotente sulle ali della «Colomba» di Nilla Pizzi, o su quelle di Picasso, e stracarico di Colombe  Motta e Alemagria, ha scoraggiato le più volenterose massaie, deluse anche dal fatto che l'atmosfera pasquale, priva del fragoroso suono delle campane e degli spari delle doppiette, era ormai definitivamente scomparsa per effetto anche della programmazione liturgica che aveva spostato il giorno della visita dei Sepolcri e l'ora della Resurrezione e differito la benedizione delle case ad un anonimo giorno privo di significato.
Così anche il profumo delle pizze pasquali se ne è andato, per cui noi, il lunedì di Pasqua, costretti a casa dall'austerità, ascolteremo, dai nostri figli la storia di una « Colomba meccanica » che faceva le uova di cioccolato e che il « beduino cattivo » ha fatto morire di sete privandola della abituale razione di bevande al petrolio.

 

Advertisement

Vi invitiamo a visitare:
media & sipario
Il salotto buono dell'informazione
TUSCIAMEDIA
Quotidiano della provincia di Viterbo
azione digitale
comunicazione e servizi it