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Corbezzolo

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il nome di un arbusto sempreverde (Arbutus unedo), Normal 0 14 (ing. arbute-berry, fr. arbouse, ted. Baumerdbeere, sp. madroo), detto anche ombracolo o rossello, per il colore del fusto e dei rami, caratteristico della macchia mediterranea nelle zone a clima mite, appartenente alla famiglia delle Ericacee, alto pochi metri, con ramoscelli inclinati di 50-90 cm. Cresce spontaneo in Italia dove, grazie alla sua rusticit e alla bellezza dei colori, viene utilizzato per siepi e come pianta ornamentale. Sui rami, dalle foglie seghettate, sono presenti i piccoli fiori con la corolla bianca o sfumata di rosa, piuttosto appariscenti perch riuniti in racemi penduli. Il frutto (corbezzola), detto anche albatra o ciliegia marina, una bacca sferica, dalla buccia spessa e aranciata, con numerosissime escrescenze di colore rosso vivo che le danno un aspetto spinoso. La polpa gialla, tenera, granulosa e leggermente acidula. Il corbezzolo era noto gi ai Romani: Virgilio lo cita nelle Georgiche come “arbustus”, riferendosi al suo portamento arbustivo, appunto; mentre Plinio lo chiama unedo (da unum edo, che significa “ne mangio uno solo”) per indicare il sapore un po’ acidulo dei suoi frutti, non sempre gradito. Nel complesso, si possono attribuire al corbezzolo sia propriet diuretiche e leggermente disinfettanti del tratto urogenitale sia astringenti intestinali, e quindi antidiarroiche. Principi attivi, tannini e resine sono contenuti in maggior concentrazione nelle foglie giovani. Queste vanno raccolte tra maggio e agosto, staccandole dai rami a una a una, con il picciolo. bene scegliere quelle che si trovano all’apice dei rami ed evitare quelle vecchie di uno o pi anni: si riconoscono perch sono di colore verde scuro. Si fanno essiccare all’ombra, distese in un unico strato su un foglio di carta per uso alimentare, girandole spesso perch si asciughino in modo uniforme; poi si conservano in sacchetti di carta. Le bacche del corbezzolo, oltre a essere consumate fresche, servono per fare confetture, sciroppi, canditi, bevande fermentate (vino e acquavite detta “vino d’arbusto). Gli erboristi se ne avvalgono per sfruttare le propriet leggermente astringent della polpa, confezionando una “gelatina” che per prepararla occorre raccogliere i frutti quando sono perfettamente maturi, privarli del picciolo, lavarli, asciugarli con un canovaccio e tagliarli a met. Poi si fanno cuocere a fuoco dolce, con qualche cucchiaio di acqua, che aiuti la polpa a trasformarsi in un pur. La crema ottenuta si versa in una tela di cotone a trama fine o di lino e si lascia colare il succo per almeno 12 ore. Si misura il liquido con un bicchiere graduato e, ogni mezzo litro, si aggiungono 380 grammi di zucchero. Si fa bollire il succo con lo zucchero, schiumandolo se necessario e, dopo circa 15 minuti di cottura, si fa la prova del piattino per controllare se il composto ha raggiunto il punto di gelificazione. Quando pronta, si versa la gelatina in vasi di vetro puliti e riscaldati in acqua calda, facendola scorrere lungo te pareti per evitare la formazione di bolle d’aria. Si chiudono i vasi con tappo ermetico e s’incolla un’etichetta con il nome dell’ingrediente e la data di preparazione, poich questa gelatina va consumata entro un anno.

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