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Tuscia in Tavola

Ricette, curiosità, tradizioni gastronomiche

arte in cucina

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La ciambella della Tuscia all’anice è una specie di biscotti (perché spesso viene cotto due volte) di forma circolare con il buco al centro, del diametro di circa 25-30 cm, il cui peso può raggiungere anche 1 kg. Il più delle volte, specie se fatta in casa, ancora oggi, viene preparata con il lievito naturale; gli altri ingredienti sono la farina di grano tenero, lo zucchero, le uova, i semi di anice, la scorza di limone, l’olio extravergine d’oliva e il vino, entrambi di produzione locale, e, facoltativamente si aggiungono piccole quantità di liquori (Alchermes, Mistrà). Le ricette, come accade per altri prodotti di antico consumo tradizionale, presentano piccole variazioni nella proporzione dei vari ingredienti, che variano da paese a paese. Il procedimento per la lavorazione casalinga è delicato, in quanto deve essere appositamente approntato il lievito “naturale”, ingrediente di base, il quale viene impastato con farina e acqua seguendo il procedimento tradizionale del pane. Gli altri ingredienti, nelle dosi tramandate da generazione in generazione, vengono poi amalgamati con l’impasto base. Raggiunta l’omogeneità della pasta, questa viene lavorata a mano fino ad assumere la caratteristica forma di ciambella. I biscotti vengono messi a lievitare su apposite tavole dalle 12 alle 24 ore. Una volta raggiunta la lievitazione, vengono unti in superficie con uova sbattute e messi cuocere nel forno ad una temperatura di 180-200 gradi per circa 20 minuti. La conservazione avviene in buste di plastica per alimenti, dove vengono chiusi dopo aver raggiunto il completo raffreddamento. Una volta cotta, la ciambella presenta una superficie lucida, di colore marrone scuro e un profumo invitante con sentore di anice. Le ciambelle possono essere consumate semplicemente come un qualunque biscotto, senza alcuna aggiunta, ma spesso vengono tagliate a fettine e utilizzate come dessert di fine pasto, ricoperte con una crema di vario tipo o inzuppate in un vino dolce da dessert. Nella Tuscia si usano prevalentemente nella colazione del mattino, inzuppate nel latte o nella cioccolata calda. In passato, nei vari paesi della Tuscia, questa ciambella, come detto sopra, veniva consumata in occasione della celebrazione del Santo Patrono oppure per la festa di S. Antonio. Soprattutto a Bomarzo, dove questa tradizione è ancora molto sentita, dal 1974, l’Associazione Pro-Loco promuove e valorizza questo prodotto tipico avvalendosi dell’esperienza delle massaie del posto, chiamate “biscottare”; centinaia di questi biscotti vengono così preparati per essere offerti in assaggio e messi in vendita in occasione della “sagra del Biscotto di S. Anselmo” che si svolge nei giorni 23, 24 e 25 Aprile di ogni anno. Notizie dell’utilizzo di tali biscotti, sono documentate sia attraverso il ritrovamento di manoscritti casalinghi, sia per mezzo di testimonianze orali degli abitanti. Oggi queste ciambelle vengono prodotte prevalentemente a livello artigianale, in quasi tutti i forni della provincia, in qualche piccola industria dolciaria per cui sono facilmente reperibili. Utilizzazione gastronomica e nella ristorazione.

 

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