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Tarassaco

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il nome di una pianta selvatica (Taraxacum officinale Weber) (ing taraxacum, dandelion; fr pissenlit; ted Pusteblume) appartenente alla famiglia delle Composite, genere Taraxacum, la pi nota delle quali il “Tarassaco comune” a volte confuso con il dente di leone vero, che gli somiglia e che appartiene al genere Leontodon, parola greca che significa infatti “dente di leone”. Il termine “tarassaco” deriva, secondo alcuni, dal verbo greco tarasso (io guarisco), ed una allusione alle considerevoli propriet attribuite al succo lattiginoso della radice di questa pianta, denominata perci officinalis. Nomi dialettali sono: soffione, dente di cane, piscialletto, pisciacane, bugia, insalata matta, radicchio matto, radicchiello, talegna. Il suo nome latino (Taraxacum) deriva dal greco taraxos = disordine e akos = rimedio, sta a significare che un rimedio per tanti malanni. Da questo fatto nata la tarassacoterapia, che significa curarsi con una sola erba, appunto con il tarassaco. I vecchi empirici, a partire da Olivier de Serres nel 1600, che si rifacevano alle tradizioni popolari ancora pi antiche, hanno esaltato questa pianta nelle varie affezioni del fegato, che alla luce delle moderne ricerche ha trovato conferma nel potere coleretico e colagogo delle varie parti della pianta. Il tarassaco per eccellenza l’insalata di coloro che hanno perduto l’appetito, che vanno soggetti a cattive digestioni, che soffrono di fegato; dagli erboristi infatti considerato un tonico-amaro, diuretico, colagogo.

Caratteristiche Il Taraxacum officinale una delle piante erbacee selvatiche commestibile pi note, facilmente reperibile nei prati e nei pascoli di tutto il nostro Paese, nei luoghi incolti, lungo i bordi delle strade, nei selciati delle citt e perfino nelle torbiere e nei terreni marini impaludati, per una altitudine che va da 0 a 3000 metri, ma frequentata anche dal fedele amico dell’uomo, per i suoi bisogni corporali. Ha una radice carnosa e laticifera (contiene latice) che sviluppa una rosetta di foglie, pi o meno roncinate, aderenti al terreno se intorno non c’ vegetazione, altrimenti erette. Le foglie hanno forma oblunga e presentano il margine seghettato o dentellato (da cui deriva appunto il nome di dente di leone) pi o meno profondamente (sembrano pescecani neonati). Gli steli dei fiori, alti da 5 a 30 cm, sono generalmente cavi e, tagliati, danno un lattice. I fiori, con tante ligule gialle, compaiono da maggio a novembre, ma anche tutto l’anno: la fioritura pi intensa, quella che fa dei prati e dei campi, dove il tarassaco cresce e ricresce sempre a profusione, un grande mare giallo, va da aprile a maggio. Spezzando il peduncolo floreale, le foglie, oppure la radice, robusta e molto profonda, ne esce un succo lattiginoso, chiamato “latice”, analogo a quello del caucci. In seguito alla fioritura, da marzo a ottobre, si ha la formazione di sferette piumose, contenenti i semi e una lanugine, detta scientificamente pappo, che si disperdono sotto l’azione del vento o soffiandovi sopra (da cui il nome di soffione attribuito al tarassaco), mentre i bambini sono soliti soffiarli in faccia a qualcuno per gioco. Con i boccioli fiorali si preparano succhi e tisane. Cresce anche durante l’inverno, stagione in cui risulta particolarmente gradito, ma bisogna accontentarsi dall’occhio centrale della rosetta. Oggi il tarassaco, come altre erbe selvatiche, viene coltivato facilmente sotto forma di erba da taglio; una volta seminato la coltura dura diversi anni e le sue foglie si possono tagliare dall’autunno alla primavera e si consumano cotte come quello selvatico o come gli spinaci.

Curiosit Le giovani ragazze, un tempo, soffiavano sui batuffoli dei soffioni, perch a seconda del numero di semi che rimanevano traevano gli auspici degli anni che dovevano attendere prima di sposarsi..

In cucina Il tarassaco, con il leggero sottofondo amaro che lo rende molto gradevole, parte importante nelle migliori insalate selvatiche miste, la famosa misticanza dell’Italia Centrale. Le foglie esterne, pi grandi e dure, si possono consumare cotte, secondo le ricette date per la cicoria selvatica (zuppe e minestre); le foglie tenere si consumano in insalata, condita normalmente con olio e aceto oppure, secondo un’eccellente ricetta tradizionale, comune anche in Francia, col lardo o al bacon, che consiste in gustosi crostoni di pane fritto, strofinati con l’aglio, sui quali si aggiungono i pezzi di lardo, ugualmente fritto e il tarassaco ripassato in padella. Il tarassaco migliore per questa preparazione quello primaverile, colto prima della fioritura, perch pi ricco di aroma; quello raccolto in autunno pi adatto a essere lessato o fatto in minestra. Secondo l’espressione di Leclerc, un piatto di insalata di tarassaco “ cordialmente amaro. ma si pu prescrivere abbondantemente agli artritici, soprattutto a coloro le cui funzioni renali ed epatiche lasciano a desiderate”. Le giovani gemme pronte a sbocciare, possono essere messe in aceto come i Capperi. La radice, torrefatta e macinata d una bevanda uguale a quella della Cicoria, un buon surrogato del caff, come veniva usato quando non c’era il caff. Per preparare una insalata di tarassaco al bacon strofinate 1 spicchio d’aglio in una insalatiera; spezzettatevi 1/2 cespo di lattuga e diverse foglie di tarassaco (meglio se di quelle sbianchite). Fate sciogliere 1 cucchiaio di burro in un tegame, unite 100 g di bacon tagliato a piccoli. dadi; quando il grasso comincer a colare, versate il bacon nell’insalatiera. Ponete subito nel tegame 1 cucchiaio di aceto, rimettete al fuoco per un attimo e versate anche l’aceto nell’insalatiera. Sempre molto velocemente aggiungete 1 uovo e 2 cucchiaini di prezzemolo che avrete preparati tritati, sale e pepe. Mescolate e mescolate e portate a tavola senza indugio. L’erbolat , invece, una preziosa antichissima ricetta, un piatto d’uova e verdura, leggermente modificata per i palati moderni. Si prenda del prezzemolo, menta, salvia, dragoncello, finocchio e diverse foglie di dente di leone; si spezzettino e si tritino tutte le erbe, si mescolino a uova battute e preparate come per fare una frittata, e si aggiunga sale, pepe, noce moscata, 1 cucchiaio di latte, un po’ di formaggio grattugiato. Si proceda poi a fare la frittata come di consueto, o un’omelette, a seconda che si preferisca l’una o l’altra.

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