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Tuscia in Tavola

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Pratolina

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il nome di una pianta indigena della nostra flora (Bellis perennis L.) (fr pquerette ing. daisy, ted Gnseblumchen, sp maya) appartenente alla famiglia delle Composite, che si naturalizzata spontaneamente nel Nord Europa, in Asia, in America e nella Nuova Zelanda. Produce quel comunissimo fiorellino simpaticamente diffuso e persistente chiamato “margheritina”. La Bellis perennis nota sotto svariati nomi popolari: Bellide, Fior di prato, Fior di primavera, Pratolina, Potte, Sciuri de erava, Margaritin gentil, Penser, Pensiereti, Zopte, Galinelle, Prim fior, For brusa j’oecc, Pupelille, Calecaticcia, Scoppapignatte, Campomllo servaggio, Munachieddu, Sizziedda, Sisa, eccetera. Si trova comunemente nei prati, lungo le strade, nei siti erbosi umidi, nei fossati e lungo le scarpate dalle regioni marine a quelle collinari e montagnose fino a quasi 3000 m. di altitudine. Vegeta bene anche nei siti magri e asciutti, poco alberati con fioritura che dalla primavera si protrae fino al tardo autunno. La grande propagazione della pratolina favorita dalla disposizione delle foglie che sono molto appressate al terreno, riuscendo cos a sfuggire in gran parte alle falciature dei prati ed alla brucatura degli animali al pascolo.

Botanica La pratolina una pianta cespitosa perenne, tipicamente acaule con foglie tutte radicali. La radice fittonante, fibrosa e nodosa con numerose radichette che si diramano dalla radice principale. Il gambo floreale detto “scapo” peloso, lungo 10-20 cm. Le foglie sono obovato-spatolate, crenulate ottuse, ristrette verso il picciolo e generalmente trinervie, tutte ricoperte da una fine peluria, quando sono giovani, mentre da adulte tendono a farsi glabre; la peluria d alle foglie giovani un colore pi chiaro. L’inserzione della foglia avviene direttamente sulla radice formando una tipica rosetta alla base della pianta; il picciolo alato e per lo pi colorato in rosso. I fiori sono dei caratteristici capolini raggiati solitari che tendono a chiudersi al calare del sole per riaprirsi al mattino successivo; essi sono composti da elementi tubulosi, gialli al centro e da linguette bianco-rosee all’esterno d lunghezza circa doppia dell’involucro e con base barbata. Le brattee sono pubescenti e hanno forma lineare con apice ottuso, I frutti sono degli acheni di forma ovoidale senza pappo, convessi lateralmente, della lunghezza di 1-2 millimetri, ispidi pubescenti e talora glabri.

Note storiche Non si hanno notizie sicure che fosse gi nota presso i Greci. Tuttavia in Teofrasto (Hist. plant. VII-9) troviamo degli accenni che potrebbero riferirsi a questa pianta. Presso i Latini invece la sua notoriet certa: ne fa fede Plinio che al cap. XIII del Lib. XXVI (Nat. Hist.) dice “La margheritina che cresce nei prati ha il fiore bianco con qualche sfumatura di rosso. Si dice che applicata con l’artemisia sia pi efficace.” Il vocabolo “bellus” presso i latini significa grazioso, leggiadro e da ci si comprende la simpatia che ha sempre suscitato la margheritina. Non mancano quelli che, poco verosimilmente, fanno derivare il nome della nostra pianta da “bellum” (guerra), dato che le foglie pestate hanno propriet vulnerarie e sono state impiegate nella cura delle ferite. La Bellis perennis era stata fatta inserire nel suo stemma da Margherita di Valois, detta la Reine Margot. Altri regnanti l’ebbero in considerazione come Margherita d’Angi, moglie di Enrico VI d’Inghilterra, che la fece raffigurare su arazzi e vesti di gala, traendone dei significati simbolici: con i petali aperti era l’emblema della pienezza della vita, mentre con i petali chiusi raffigurava la riservatezza ed il candore. La popolarit della margheritina ne ha fatto un fiore ricercato dagli innamorati che strappandone i petali uno ad uno si chiedono se l’amato bene li ama o non li ama. Il nome italiano deriva dal vocabolo greco “margarites” che significa perla. Nel Vangelo di San Matteo troviamo la frase “Nolite dare Sanctum canibus, neque mittatis margaritas vestras ante porcos” (Non date le cose sante ai cani e non gettate le vostre perle ai porci).

Gastronomia Pur trattandosi di un uso gastronomico minore e noto a pochi, le foglie della pratolina sono ottime sia crude che cotte. In insalata si possono impiegare le pi tenere mescolandole ad altre erbette. Hanno un sapore gradevole, leggermente acidulo, senza quel retrogusto amaro che comune a tante erbe selvatiche. Sono ottime nelle minestre di riso o minestroni, in associazione ad altre verdure: sono di rapida cottura e si prestano ad essere cucinate come gli spinaci. Il sapore pi dolce dei comuni spinaci. Alcuni buongustai usano lessare le foglie e ridurle in purea per poi unirle a pangrattato, formaggio grattugiato, latte e uova. Il composto ottenuto si frigge in padella e in tal modo si ottengono delle magnifiche e delicate frittelle che si adattano bene come contorno a piatti di carne cucinata arrosto o brasata. In campo gastronomico oggi sono di moda anche ricette a base di fiori, per cui la margheritina viene utilizzata spesso in preparazioni varie, come le insalate miste e altre. Tra queste ricordiamo il “risotto alle pratoline” che si prepara nel modo seguente. “In una padella fare soffriggere un piccolo porro tritato finemente, in olio e burro, facendolo appassire a fuoco dolcissimo e bagnando con latte finch si sar quasi disfatto. Unire 350 grammi di riso, mescolare bene e coprire con brodo di pollo bollente. Portare a cottura il riso aggiungendo altro brodo, se necessario, e qualche minuto prima di spegnere, aggiungere una noce di burro, 2 cucchiai di parmigiano grattugiato e i petali di una dozzina di pratoline lavate con cura sotto l’acqua corrente per eliminare eventuali residui di terra. Mescolare bene. Cospargere con una abbondante grattugiata di pepe rosa e portare in tavola nella zuppiera decorando con qualche fiorellino intero di pratolina.