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Portulaca

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il nome di una pianta infestante, glabra, (Portuiaca oleracea L) (ing purslane o pussley; fr pourpier, ted Kohlportulak; sp verdolaga) che appartiene alla famiglia delle Portulacacee. In Italia diffusa un po’ ovunque e nota sotto svariati nomi dialettali: porcellana, sportellacchia, porcacchia, porcinacchia, procacchia, erba dei porci, erba grassa, pursana, erba gngnoa, grassule, chiaccunella, andraca, gamaruneddu marinu, barzellana, e tante altre definizioni.

Caratteristiche Presenta fusti cilindrici rossicci, ramosi e succosi, che partendo dalla radice si allargano a raggiera rimanendo prostrati e aderenti al terreno; sono lunghi 20-30 cm ed hanno rami ascendenti. Il rizoma strisciante, non molto sviluppato, con numerose esili radichette. Le foglie sono sessili, spesse, succose e carnose; inferiormente sono opposte, a met fusto sono alterne e superiormente si trovano raggruppate a formare degli pseudoverticilli. Il colore verde scuro lucido, la forma obovato-bislunga con restringimento alla base e stipole assai piccole. Al tatto danno un po’ la sensazione di unto. I fiori sono piccoli di colore giallo, sessili, raccolti in gruppetti terminali o sistemati isolatamente nelle biforcazioni del fusto. Hanno 2 sepali disuguali che in basso formano un tubo e sono caduchi nella parte libera. I petali variano da 4 a 6, hanno colore giallo e forma bislunga con apice arrotondato. L’apparato maschile rappresentato da 12 stami e quello femminile da un pistillo che risulta formato dalla saldatura di 5-8 carpelli e reca altrettanti rami stimmatiferi. Il frutto una capsula ovale con l’apice appuntito; a maturit una fessura circolare si apre, la parte superiore cade scoprendo i semi piccoli, reniformi, di colore nero e superficie granulato-scabra.

Habitat Erba annua sdraiata sul terreno con fusti e foglie carnose, una specie tipica della flora ruderale, comunissima presso gli abitati, nei cortili rustici, nei campi, nelle vigne e negli orti ove talora infastidisce gli agricoltori per la sua tipica invadenza a raggiera. Vegeta bene anche lungo le strade e i sentieri di campagna ma predilige i terreni sabbiosi, umidi e ben concimati. Nonostante offra da tempo immemorabile delle considerevoli risorse erboristiche e alimentari, non ben vista dalla gente di campagna che la considera ancora oggi una pianta infestante. Tuttavia viene somministrata spesso come nutrimento agli animali: polli, conigli e maiali ne sono molto ghiotti.

Notizie storiche La portulaca era gi conosciuta ed apprezzata in tempi assai remoti. Antichi scrittori greci come Ippocrate, Teofrasto e Dioscoride ne parlano e la descrivono minutamente chiamandola col suo nome greco “Andrachne”. Marco Terenzio Varrone nei suoi “Rerum rusticarum Libri” descrive la Portulaca mettendone in risalto i pregi: siamo nell’anno 37 a.C. e le abitudini dei Romani dell’epoca non disdegnavano queste risorse spontanee della natura. Il nome portulaca compare pure in Plinio che nel Libro XIII, cap. 40 precisa l’esatta nomenclatura greca da molti alterata in “Adrachne” con relativa confusione della nostra pianta con un albero selvaggio di tutt’altra natura. Nel Libro XXI Cap. 50 parlando delle piante selvatiche usate per l’alimentazione, Plinio cita la nostra portulaca chiamandola “Batis hortensis” o “Asparago gallico” e definendola, pi che alimento, ghiottoneria. Anche Columella nel “De re rustica” parla della portulaca che “gonfia d’acqua protegge le aiuole assetate”. Il nome portulaca etimologicamente deriva dal latino “portula” cio “piccola porta”, con riferimento al sistema di deiescenza della capsula. “Oleraceus” invece una parola latina che significa erbaceo. Nella bassa latinit il nome era stato trascritto in “porcilaca” e pare che questa alterazione provenga dall’uso assai diffuso di somministrare questa pianta ai porci come alimento. A cavallo tra il ‘500 ed il ‘600 abbiamo una testimonianza inconfutabile della popolarit raggiunta dalla portulaca leggendo l’opera magistrale di Olivier de Serres “Thtre d’agriculture” ove si dice che la portulaca non ha bisogno di essere seminata in quanto cresce spontaneamente negli orti. La terra d’origine della portulaca pare sia l’Asa centrale o l’India da cui si diffusa e spontaneizzata in tutte le regioni temperate e calde della terra.

Gastronomia Le foglioline hanno sapore acidulo leggermente salino e molti le masticano allo stato naturale per calmare la sete. In India, sua probabile terra d’origine, la portulaca da millenni un alimento frequente. L’uso pi semplice consiste nel mescolare le foglie pi tenere nelle insalate, specie in quelle di pomodoro. Lega bene con altri ortaggi quali fagioli, lenticchie, piselli, barbabietole rosse, finocchi, sedani, carote e cipolle. Pu venire lessata oppure utilizzata per preparare una minestra, unita a foglie di lattuga o di acetosa, cerfoglio, fagiolini verdi o piselli e cipolla. ottima anche cucinata come gli spinaci. Il sapore un po’ caratteristico e molti la preferiscono con l’aggiunta di qualche goccia di aceto. In Francia, in Belgio ed in Olanda la portulaca pi apprezzata che da noi ed oggetto di coltura negli orti ove con la selezione si sono ottenuti delle cultivar a foglie pi grandi e di colore che tende al giallo. In Inghilterra era un’erba molto di moda ai tempi della Regina Elisabetta I; per le sue foglie polpose e spesse, in questo paese la portulaca viene conservata sott’aceto secondo antiche ricette. Nel Medio Oriente entra in un’insalata caratteristica che contiene spezie e mollica di pane, chiamata “fattoush”. Un impiego culinario abbastanza diffuso quello di farla friggere con uova e cipolle, o di farla passare nell’olio bollente previa immersione in una pastella di latte, farina e uova. Due modi di cucinare questa erba, molto apprezzati soprattutto all’estero, sono quelli di ripassarla in padella con la pancetta tagliata e fettine sottili, oppure di utilizzarla per preparare un “pasticcio di portulaca”. Da tempo immemorabile viene messa sotto sale o sotto aceto (in salamoia) e poi unita a salse e intingoli vari. A questo proposito interessante vedere come sia ancora attuale e pratico il sistema consigliato da Columella quasi 2000 anni fa per conservare la portulaca: “Ci sono alcune erbe che si possono preparare nel periodo in cui si avvicina la vendemmia, come la portulaca e l’ortaggio tardivo che alcuni chiamato “battide da giardino”. Queste erbe, dunque, si puliscono diligentemente e si stendono all’ombra; al quarto giorno si mette del sale sul fondo dei vasi e ognuna delle erbe si ripone per conto suo, si versa nei vasi dell’aceto e poi si mette di sopra del nuovo sale, perch ad esse non si addice la salamoia”. Per la sua conservazione la portulaca viene anche essiccata e nei mesi invernali si utilizza mettendola a bagno nell’acqua; naturalmente con questo sistema vengono conservate soltanto le propriet nutritive mentre le qualit gustative ed erboristiche se ne vanno. Esiste anche un altro modo di conservare la portulaca, in uso in Calabria e nelle Marche. Si tratta della “portulaca sott’olio”, entrata nell’uso piuttosto recentemente, che si prepara facendola prima bollire per un paio di minuti in acqua e aceto, poi, dopo averla asciugata si sistema in barattoli di vetro con l’aggiunta di olio e di erbe aromatiche a piacere, come il finocchio selvatico, le foglie di alloro o spicchi di aglio. La raccolta si pu fare in tutti i periodi in cui la pianta reperibile, evitando solo il culmine dell’estate quando i semi minuti e copiosissimi diventano duri e pertanto la rendono meno gradita. Gli esemplari migliori di portulaca sono quelli nati tardivamente e che in autunno non hanno ancora maturato i semi.

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