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Tuscia in Tavola

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Piantaggine

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il nome di una pianta (Plantago lanceolata) appartenente alla famiglia delle Plantaginaceae, genere Plantago, che comprende una ventina di specie, delle quali due soltanto la “piantaggine minore” (Plantago lanceolata) viene utilizzata in cucina. Questa variet diffusa un po’ ovunque su tutto il territorio italiano, nei campi, nelle vigne e negli incolti, generalmente sinantropica. conosciuta anche con i nomi di lanciuola, piantaggine lanciuola, piantaggine minore, orecchio di lepre, lingua di cane, lingua d’ariete, arnaglossa, cinquenervi e mestolaccio. Presenta un rizoma legnoso con numerose radichette sottili; dal rizoma nascono le foglie che in assenza di un fusto si dispongono a rosetta, anche se il pi delle volte si ritrovano raddrizzate all’ins; queste hanno una forma lanceolata con apice acuto con apice acuto, margine liscio o con piccolissime dentature molto distanziate, con 3-5 nervature centrali abbastanza evidenti. L’infiorescenza molto breve e raggiunge al massimo 5 cm. Questa pianta compare ai primi soli di febbraio, per cui una delle prime erbe a spuntare, ma anche una delle ultime erbe a cedere alla morsa del gelo. All’inizio del suo apparire, l’occhio centrale, dato da alcune foglioline, avvolto in una specie di membrana cotonosa, che al momento della raccolta potrebbe destare sospetti; ma si tratta di una semplice protezione naturale contro l’inclemenza della stagione. Fiorisce da aprile a ottobre Si pu raccogliere a piacimento in grande quantit, senza timore di comprometterne l’esistenza, poich ha radice perenne e produce abbondanti semi.

Leggende e riti Racconta un’antica leggenda francese che, molto tempo fa, vivevano in un castello una damigella e la sua nutrice. La damigella era bellissima, delicata e flessuosa, e la nutrice era tonda e grassottella. Ogni tanto giungevano al castello ricchi mercanti, nobili cavalieri o poeti erranti: la damigella offriva loro un pasto sontuoso e ospitalit e tutti, non uno escluso, si innamoravano di lei. Ma la damigella non dava il suo cuore a nessuno. La nutrice, poi, le ripeteva sempre: “Non avere fretta, piccina mia; tu devi attendere il cavaliere pi bello, il pi forte, il pi brillante. Sei bellissima e puoi chiedere questo al destino...”. Un giorno, finalmente, buss alla porta del castello un giovane bellissimo, che con occhi scintillanti e un sorriso dolcissimo si mise a lodare amabilmente le due dame, circondandole di attenzioni e di cure. Diceva alla damigella: “Mi incantano la tua figura snella e la tua delicata bellezza” e alla nutrice “Ammiro nella donna la rotondit e le forme tornite”. Dopo una sontuosa cena il giovane e la damigella danzarono fino all’alba ed egli le dichiar il suo amore. “Con un signore cos squisito” pensava la damigella “la mia vita non sar che un bel sogno”. Al mattino il giovane part per andare a chiedere a suo padre di benedire il suo matrimonio. “Torner prestissimo, sar vestito come un principe e la nostra vita sar meravigliosa...” Part, ma non torn mai pi. La bella e la balia lo attesero a lungo, prima alla finestra, poi, spinte dall’impazienza, ai bordi della strada, sempre, tutti i giorni, finch non misero radici. E da allora, sui bordi delle strade la gente vede, elegante e slanciata, la piantaggine lanceolata, e accanto a lei la balia, divenuta piantaggine maggiore, dalle larghe foglie e indelebilmente legata all’idea di fertilit. Oltre a ci esiste un rito che prevede il seppellimento della placenta, dopo la nascita di un bimbo, in un campo, sotto una pianta di piantaggine, questo al fine di ottenere che il bimbo cresca e si riproduca come ci che coltivato in questo campo, come fa la piantaggine. Un altro rito riservato ai genitori di gemelli, considerati, com’ chiaro, particolarmente dotati di capacit procreativa: la donna si sdraia con un fiore sul ventre in un campo dove la piantaggine cresca rigogliosa e il marito simula un atto sessuale che nell’antichit doveva avvenire realmente, come sembra confermare il testo dell’Incantesimo delle nove erbe, e toglie il fiore dal ventre della donna. Il legame fra la piantaggine e fertilit confermato anche dal nome greco della pianta, cio arnoglossa, alla lettera “lingua di ariete”. Arnos significa “ariete” e definisce non tanto il capo di bestiame quanto invece “il riproduttore”, il principio maschile generatore del gregge. Un simbolo di potenza maschile e generativa, ci che feconda e crea la vita. E 1’erboristeria, vale la pena di notare, mette la piantaggine, erba magica, fra le erbe di Marte, della cui forza indomabile l’Ariete simbolo per eccellenza e domicilio astrologico “rivolto a Oriente, potente al suo interno”.

Note storiche Plantago deriva dal latino planta (pianta del piede) in virt della forma delle foglie. Dioscoride, nella cura della dissenteria, consigliava di usare la piantaggine, dopo averla cotta con aceto e sale, mentre nella cura dell’epilessia andava bollita con lenticchie. Plinio definisce la piantaggine “erba magica”, e nell’erbario dello Pseudo-Apuleio (Roma, 1481) era una pianticella che crescendo per le strade guarda passare gli uomini e gli animali: da questo traeva la sua virt, quella di guarire gli acciacchi che ci si poteva procurare camminando, compresa la stanchezza dei piedi. In Inghilterra si diceva che favorisse le visioni. S. Ildegarda da Bingen (1099-1179), nei Physica, fra le indicazioni sulle virt della pianta, consigliava l’uso di succhi di piantaggine ad ampi dosaggi, come rimedio ai filtri d’amore e ai vari incantesimi amorosi. La piantaggine anche citata in Romeo e Giulietta come rimedio “for broken skin”.

In cucina bene utilizzare solo le foglie tenere, e per averne sempre in abbondanza, recidere tutto il cespo, eliminando quindi le foglie pi vecchie. Usata soprattutto nelle minestre; quando si preferiscono quelle con verdure varie e abbondanti, la parte del leone giusto che la faccia la “lingua di cane”; dar al tutto una tinta verde, intensa, e si avr un buon piatto genuino e nutriente. Per un minestrone ideale si consiglia: Lingua di cane 30 foglie, Primula 3-6 foglie, Margheritina 3-4 foglie, Mammola 3-4 foglie, Crescione dei prati 10 foglie, Callio (sommit) 8-10, Strigoli (sommit) 5-10, Luppolo (sommit) 5. Questa formula indicativa per stabilire all’incirca le proporzioni, che possono tuttavia essere modificate a piacimento, sostituendo, aggiungendo o togliendo qualche verdura complementare. Si pu sempre aggiungere prezzemolo o patate, a seconda dei gusti e delle possibilit. Le foglie di Lingua di cane vengono anche consumate crude con le insalate. Lessate si possono trattare in tutto come gli spinaci.