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Ortica

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il nome di una pianta selvatica perenne (Urtica dioica) (ing nettle, stringing nettle; fr ortie dioque; ted Grosse Brennessel; sp ortiga majyor, hierba del ciego) appartenente all’ordine delle Urticali, famiglia Urticaceae, genere Urtica, comunissima fra le macerie, nei campi e negli incolti, e considerata dagli agricoltori specie infestante. Il suo nome deriva dal latino urere = “bruciare”, mentre dal suo nome deriva il termine “orticaria” usato in medicina. Ha stelo eretto, sottile, sul quale sono inserite foglie oblunghe, di forma vagamente triangolare, seghettate sul margine. In estate, compaiono sulla pianta pannocchie pendule costituite da fiori piccoli e verdognoli. Tutta la pianta ricoperta di peli ghiandolari spinescenti, con un piccolo bottone apicale che, aprendosi al minimo urto, lascia uscire un liquido irritante contenente acido formico e gallico, che provoca rossore e un forte prurito. Questo fatto le ha attribuito una connotazione negativa, per cui va maneggiata con cautela usando i guanti. Il botanico Matthioli sosteneva che l’unica pianta riconoscibile anche in una notte senza luna. I peli urticanti sono una difesa della pianta per scoraggiare l’uso alimentare degli animali e dell’uomo, che per questo ha cercato sempre di eliminarla dal suo cammino, senza considerare che la natura ha previsto un efficace rimedio. Infatti, per ovviare al bruciore, basta strofinare sulla parte interessata le foglie dell’acetosa che cresce spesso nelle vicinanze. Questa pianta comune nei fossi, nei terreni incolti, ricchi di composti organici e presso vecchi muri. Esistono anche altre variet di ortica; quella “minore” o piccola (Urtica urens), e l’ortica detta “romana” (Urtica pilulifera), presenti anch’esse nel nostro territorio.

La sua storia Fin dalla preistoria, l’uomo vincendo la naturale avversione per le caratteristiche di questa pianta si rese conto che da essa poteva ricavare nutrimento e fibre robuste adatte a confezionare tessuti resistenti. In Danimarca stato trovato il corpo di un uomo, risalente all’et del bronzo, avvolto in un indumento fatto con fibre di ortica. In Germania, durante la prima guerra mondiale, quando si verific una forte carenza di cotone, venne usata come surrogato di questo, dato che il tessuto da essa ottenuto risult essere particolarmente resistente. I Romani ne apprezzavano le propriet curative e afrodisiache. I medici latini consigliavano la cosiddetta “orticazione” nei casi di reumatismi cronici. Questa barbara cura consisteva nel percuotere o strofinare la parte malata con un mazzo di ramoscelli di ortica, fino a produrre l’arrossamento completo delle pelle e conseguentemente un maggiore afflusso di sangue Il poeta Petronio consigliava agli uomini di farsi frustare sotto l’ombelico, sulle reni e sulle natiche, con un mazzo di ortiche per riacquistare la virilit, e pertanto era diffuso il detto: “Si quis in urticas minxerit, libidine adficietur”. Anche i Greci apprezzavano molto questa pianta per le sue numerose propriet e secondo Aristofane bisognava raccoglierla prima dell’arrivo delle rondini, quando pi tenera. Durante il Medio Evo la flagellazione con le Ortiche, poich provoca vasodilatazione, era considerato un ottimo metodo per curare la gotta, i reumatismi, il tifo, i colpi apoplettici e l’amenorrea. La sua fama afrodisiaca era diffusa nelle campagne fino a pochi decenni fa; infatti una ballata toscana per le calende di maggio dice che l’Ortica fiorisce nel mese dell’amore: “... ecco maggio fa fiori l’Ortica”. In Russia, nelle campagne dei Novograd, i ragazzi, la notte di San Giovanni, per salutare il solstizio d’estate saltano sulle ortiche, come altrove si salta sul fuoco. Comunque, dato che l’effetto urticante finisce dopo circa 24 ore dalla raccolta, l’ortica ha trovato in passato, e in alcuni casi ancora oggi, un largo impiego in diversi campi: come erba medicamentosa, nella cosmesi, come foraggio per l’alimentazione del bestiame, come surrogato del cotone per fare tessuti ed infine anche in cucina.

In cucina L’ortica da sempre stata considerata una pianta commestibile. I Greci antichi ne erano ghiotti, e consigliavano di raccoglierla in primavera, per poter gustare i getti pi teneri adatti ad essere mangiati anche in insalata. Infatti l’ortica perde le sue propriet urticanti non soltanto dopo una breve cottura, ma anche dopo trascorse 24 ore dalla raccolta. Al posto degli spinaci pu essere utilizzata come contorno, cotta e condita con olio e limone o ripassata al burro, oppure insieme con la ricotta, pu essere inserita nei ripieni per i ravioli e nelle torte rustiche. Con i germogli, sul tipo di quelli del luppolo, se ne pu fare una frittata o un gradevole risotto. Unita con altre erbe pu essere utilizzata nelle zuppe di verdure e nei minestroni. In alcune zone del Veneto si prepara una tradizionale minestra di riso e ortica. Comunemente si usano le foglie fresche e giovani, ma bene averne a disposizione anche allo stato secco, per preparare eventuali tisane (abbastanza conosciuto il t all’ortica fatto con foglie secche) che secondo gli erboristi avrebbero propriet depurative dell’organismo.

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