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Farinello

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il nome di una pianta selvatica annuale (Chenopodium album L.) (ing goosefoot, ted Gnsefuss), appartenente all’ordine delle Centrosperme, famiglia delle Chenopodiacee, come l’erba del buon Enrico (Chenopodium bonus-henricus L.) o “spinacio selvatico”. La pianta del farinello, che ha un aspetto farinoso, biancastro, originaria dell’America; in Italia considerata infestante, ma si possono consumare le foglie e i semi perch forniscono farine che un tempo venivano utilizzate anche per l’alimentazione umana. Difficilmente si trova un’erba invadente come questa. Sembra abbia una predilezione per i campi coltivati a patate, ma diffusa in abbondanza anche in terreno magro e sabbioso, lungo le strade e negli scarichi di materiale terroso. Negli scavi fatti a scopo di asportare terra o sabbia vi si insedia subito da sovrana, grazie ai suoi semi minuti e numerosissimi. I contadini la odiano per questo suo carattere invadente che richiede diverse sarchiature affinch le colture non vengano soffocate. La pianta supera anche i due metri di altezza, con numerose ramificazioni, e di una certa eleganza estetica nella linea generale. Caratteristica la colorazione del fusto legnoso quando maturano i semi: strisce longitudinali rosse, gialle, verdi e talora bluastre, si intercalano in un magnifico gioco di fantasia. A questo punto, per, il fusto tenace e pu esser apprezzato tutt’al pi con gli occhi per i suoi colori. Quando invece la pianta tenera, presenta una carnosit non trascurabile, anche come resa quantitativa. Le foglie, con caratteristiche sagomature alquanto varie, sono inconfondibili; il sottile strato di cera vegetale che le ricopre, conferisce loro una leggera sfumatura di bianco (di qui l’aggettivo aggiunto, album = bianco). Infatti, osservandola bene si nota, fin da quando giovane, che tutta impolverata di bianco per la presenza di una cera vegetale che al tatto lascia una sensazione di farina. Ci le ha valso il nome di farinello. Proprio la presenza di questa specie di farina la rende inconfondibile per cui si pu raccogliere tranquillamente, senza confonderla, anche se pu destare meraviglia che un’erbaccia cos infestante possa dirsi commestibile. Del farinello si colgono a maggio-giugno i giovani germogli, o nelle piante pi adulte, solo le foglie pi tenere. Si pu raccogliere a piene mani, senza timore di comprometterne la specie, perch erba particolarmente invadente. Il nome Chenopodium deriva dal greco ken = oca e podos = piede, per la rassomiglianza della foglia col piede dell’oca. Altri termini con cui la pianta nota sono: spinacio selvatico, farinaccio cencio molle, erva d’ la fossa, molinari, cinisco, erba de furmicula, anserina ecc.

Variet facile imbattersi in un’altra specie molto simile, presente in qualche localit, chiamata “Erba puzzolona” Chenopodium foetidum (il nome dice tutto!) che generalmente non supera i 50 cm, ma accostando semplicemente al naso una foglia stropicciata tra le dita, rende le mucose talmente sature di fetore (sembra topo marcio!), da scoraggiare ogni velleit di cibarsene.

Composizione e dietetica Il Chenopodium album contiene l’1,5% di sostanze proteiche, il 5,45% di zuccheri e l’1,24% di grassi. inoltre ricco di clorofilla e di sali minerali (potassio, calcio, magnesio, ferro, silicio). Gli erboristi la considerano adatta per gli anemici. Per la presenza di altri principi attivi contenuti in questa pianta (olio essenziale contenete ascaridolo, saponine e resina), si prescrivono anche i decotti fatti con i semi e gli infusi preparati con le foglie, per utilizzarli come lassativi, antiemorroidari, sedativi, vermifughi e rinfrescanti.

Gastronomia Come per tutte le erbe campestri, c’ da fare i conti col sapore, e qui ognuno ha i suoi gusti; comunque possiamo definirla non semplicemente commestibile, ma discretamente buona. Si raccolgono i getti quando sono alti una decina di centimetri o le foglie spiccate dal fusto quando la pianta gi un po’ adulta. Le foglie giovani si possono mangiare in insalata, mentre i getti e le foglie meno giovani si cucinano allo stesso modo degli spinaci coltivati, previa bollitura, nei modi pi svariati; si possono aggiungere ad altre verdure in minestre, frittate, ripassate al burro, ecc. Si adattano bene ad essere insaporite con erbe aromatiche, come maggiorana, timo, origano. Rispetto allo spinacio coltivato ha un sapore meno pronunciato; ci dovuto anche al minor contenuto di ossalato di calcio che rende questa verdura ben tollerata dai sofferenti di reni, di artrite, di uricemia e di gastrite, al contrario dello spinacio comune. In talune zone di campagna si usa mettere sott’aceto le parti apicali della pianta all’inizio della fioritura; in questo caso il sapore richiama molto quello dei capperi. Quando la pianta a maturazione, le spighe fruttifere sono di facile raccolta, per cui i semi in esse contenuti vengono utilizzati in pastoni alimentari per animali da cortile. Nell’America precolombiana, prima che gli Spagnoli introducessero l’uso dei nostri cereali, da questi semi si ricavava una farina per fare una specie di pane o preparazioni varie simili alla nostra polenta. Una pianta affine al Chenopodio bianco, originaria del Per (Chenopodium quinoa), era nota come “riso minore” e rappresentava il principale alimento di popolazioni povere. tuttora coltivata in zone delle Ande fino a 3000 m. di altitudine e da essa si ricavano alimenti vari e una bevanda alcolica.

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