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Tuscia in Tavola

Ricette, curiosità, tradizioni gastronomiche

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Malva

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il nome di una pianta erbacea perenne (Malva sylvestris) (ing. mallow, fr. mauve, ted. Malve, sp. malva) appartenente alla famiglia delle Malvaceae, genere Malva, che cresce spontanea nei luoghi erbosi in Europa e nell’Asia occidentale. molto diffusa in tutta Italia, dal mare alle regioni montane, specie ai margini dei campi, lungo le strade, tra le macerie, nelle radure erbose dei boschi. Ha una radice a fittone molto polposa, un fusto eretto, alto quasi un metro, che porta foglie pentalobate, con lobi dal margine dentellato. I fiori, riuniti in grappoli, sbocciano durante l’estate ed hanno quel tipico colore rosa-violaceo tanto particolare da aver dato origine all’aggettivo che designa una delicata e particolare sfumatura di rosa vicino al viola: il color malva, appunto. Il frutto una capsula che contiene semi reniformi. In questo genere sono presenti numerose specie di malva, due di queste, oltre la sylvestris, hanno le stesse propriet terapeutiche e quasi lo stesso aspetto; si tratta della Malva rotundifolia o M. neglecta, nota come “malva domestica”, e la Malva alcea.

Note di storia Pianta emolliente per eccellenza, la malva deriva il suo nome dal greco malacs, che vuol dire “molle” e dal latino mollire, ossia ammorbidire. Ma le molteplici propriet salutari di questa pianta hanno fatto s che la tradizione popolare ne interpretasse il nome come “mal va”, ossia come contrazione di “male, vattene via!”. La conoscevano gi gli antichi Greci e i Romani, i quali, per la verit, la apprezzavano non solo come erba medicinale, ma anche e soprattutto come gustosa verdura. Foglie e germogli di malva venivano infatti utilizzati sia per salutari tisane e per benefiche applicazioni sulla pelle, sia per insalate, zuppe e deliziosi manicaretti, come il celebre pasticcio di malva di cui tanto ghiotto andava Cicerone e che cost al grande oratore una solenne indigestione e una potente diarrea. Non va infatti dimenticato che tra le molte propriet della malva vi anche quella di essere un ottimo lassativo. Per questo motivo Marziale la consigliava come sicuro rimedio dopo abbondanti banchetti e laute libagioni, mentre Orazio nelle sue “Odi” diceva che, per mantenersi in buon salute, mangiava spesso un’insalata di cicoria, malva e olive. Plinio, dal canto suo, asseriva che un po’ di succo di malva, preso ogni giorno, bastava a tener lontano qualsiasi malessere. Apicio la consacr nella cucina ricca, pur essendo cibo contadino e popolano, dedicandole un capitolo nel quale la consiglia per preparare salse di vario tipo. Ma c’ di pi: erba dai mille poteri, la malva era considerata benefica anche per lo spirito e la pace dei sensi. Pitagora infatti la raccomandava ai suoi discepoli dicendo che teneva lontano i cattivi pensieri, rendeva pi acuta la mente e liberava il cuore dalla schiavit delle passioni. Il suo successo non venne meno neppure durante il Medioevo, quando la malva era una pianta comunemente coltivata negli orti. Carlo Magno ne aveva infatti resa obbligatoria la coltivazione presso i giardini medicinali del suo regno, per assicurarsi che ce ne fosse sempre a disposizione. Nel Cinquecento il farmacoterapeuta Andrea Mattioli consigliava di usare le foglie anche sulle punture degli insetti, consigliando inoltre di seccare le sue radici per ricavarne una specie di “un eccellente dentifricio che riesce a eliminare il tartaro dentario”; in Lucania quando ci si pungeva con l’ortica c’era l’usanza di strofinare la parte dolente con le foglie di malva e di recitare, fino alla scomparsa del dolore, la seguente invocazione “trasi marva e n’essi ardica”. Nel 1614 il Castelvetro, accennando ai prodotti primaverile, scriveva: “Abbiamo ancora in questo medesimo tempo le cime della malva, anzi che comincino a fiorire. Si tagliano adunque lunghe un palmo ... si cuocono poi si acconciano come i lupuli e senza noia veruna lubricano il corpo e non poco contra i dolori dell’orina giovano”. A questo punto non c’ affatto da meravigliarsi che la malva fosse chiamata “omniamorbia”, ossia rimedio contro ogni male. E, probabilmente, fu per questi motivi che nacque la tradizione popolare che identificava nella malva un simbolo dell’amore materno, proprio per il suo aiuto sempre sollecito ed efficace contro molte sofferenze.

Usi erboristici e cosmetici L’insieme di tutte le sostanze contenute nelle foglie di questa erba, secondo gli erboristi conferirebbe alla malva propriet sia salutari che cosmetiche. Per uso esterno viene impiegata ancora oggi per sciacqui e gargarismi, contro le infiammazioni della bocca, della gola ed anche delle gengive; per lavaggi e impacchi negli stati infiammatori della pelle. Per tutte queste sue virt frequente l’uso che se ne fa per la preparazione di una famosa tisana, detta “quattrofiori”. Da un punto di vista cosmetico i preparati di malva esercitano sulla pelle una buona azione rinfrescante, emolliente, ammorbidente e disarrossante e risultano quindi particolarmente utili per il trattamento delle pelli delicate, sensibili ed irritate. Per queste sue propriet la malva trova largo impiego nell’industria cosmetica per la preparazione di creme e maschere rinfrescanti e lenitive, lozioni per il viso, impacchi palpebrali, emulsioni dopo-bagno e dopo-sole, dentifrici, detergenti intimi e prodotti per bambini.

In cucina Le foglie crude molto giovani, quando sono ancora un po’ chiuse, sono ottime nelle insalate, perch con il loro sapore dolce e gentile armonizzano perfettamente con le altre erbe dal sapore forte. Se vengono cotte, insieme ad altre erbe selvatiche possono entrare a far parte di zuppe, di minestre, di risotti, frittate e torte rustiche. Anche i fiori, di un bel colore rosa-violetto, trovano impiego nelle insalate alle quali, oltre al sapore, donano anche un simpatico tono di colore. Un tempo anche le radici, dopo lessate, venivano utilizzate per fare gustose frittelle con la pastella di acqua e farina.


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