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Carota selvatica

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il nome con il quale si identificano le piante selvatiche biennali, facenti parte del genere Daucus, divise in varie subspecie che, in epoche lontane, incrociandosi, hanno dato origine alla comune carota coltivata (Daucus carota subsp. sativus). Queste piante sono caratterizzate da uno straordinario polimorfismo, e almeno una dozzina appaiono sufficientemente stabili per essere descritte come specie, pur rimanendo largamente ibridabili fra loro e collegate da intermedi. Queste erbe, che crescono spontanee nei prati e nei luoghi incolti, hanno un aspetto simile alla carota coltivata, ma con foglie pi rade e radice pi sottile, spesso di colore bianco, per cui la pianta viene anche chiamata capo bianco. La diffusione della carota selvatica interessa praticamente tutto il nostro territorio, comprese le isole, dal livello del mare fino ai 1500 m d’altezza. Questa pianta e le sue congeneri sono soggette sia a polimorfismo sia a ibridazioni, creando cos una bella confusione anche per gli esperti. Normalmente alta 60-70 cm, si fa notare per le molte ombrelle a fiori bianchi, pi raramente anche rosati. Quello che interessa, comunque, servirsi di questa pianta evitando errori con quelle simili, magari velenose. Allora occorre fare uso di due piccoli accorgimenti: in primo luogo, se l’impressione generale di tutta la pianta che ci troviamo di fronte ad una carota selvatica, ci assicureremo che l’odore della radice, se scalfita, sia proprio di carota; in secondo luogo importante controllare che al centro dell’infiorescenza ad ombrello ci sia un fiorellino particolare di colore rossastro, pi spesso viola. Se queste due particolarit corrispondono alla descrizione, allora potremo usare tranquillamente la nostra carota selvatica. Un altro particolare per l’identificazione, anche se meno determinante, sono le infruttescenze, che, una volta mature, arcuano i peduncoli verso il centro, formando cos quasi un piccolo nido. Anche il frutto, formato da due acheni addossati e ricchi di aculei atti alla zoocoria, ci pu servire come indizio per il riconoscimento. Queste manovre sono facilmente eseguibili, perch la pianta fiorita da circa aprile fino a tutto ottobre. Pi che le radici, che sono dure, legnose, ispide e ramose in alto, qualche volta se ne utilizzano le foglie, da crude, per aromatizzare le insalatine campestri oppure, usando un po’ di fantasia, per salse, zuppe, frittate, erbe cotte, ecc.

 

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