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Barba di frate

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una piccola pianta erbacea (Salsola soda L.) spontanea, famiglia delle Chenopodiacee, nota scientificamente in italiano come salsola soda (lo stesso nome di quello latino), ma anche con i nomi dialettali di rscano, rscoli e agretto. Questo ultimo nome usato soprattutto nell’Italia Centro-Meridionale, perch al Nord con questo stesso nome si indica spesso il crescione inglese (Lepidium sativum). Con il termine “barba di frate” molti identificano anche la “barba di cappuccino”, la qualcosa determina una certa confusione, comunque abbastanza diffusa quando si parla di erbe tradizionali che presentano spesso nomi dialettali. Esiste anche un’altra variet di salsola, la S. kali, che cresce su terreni sabbiosi privi di vegetazione, ma che comunque in alcune localit viene spesso identificata con il nome di “barba di frate”. L’aggiunta del termine “soda” a quello del genere Salsola, dovuta probabilmente al fatto che questa erba in passato veniva coltivata per la produzione della soda, ricavata dalle ceneri della pianta, che era quindi destinata anche ad usi industriali. La barba di frate (agretti) non ha esigenze particolari di clima, per cui oggi viene facilmente coltivata negli orti di tutta Italia.

In cucina Il suo uso alimentare documentato fin XVII secolo da un botanico abruzzese che cos scrive a proposito delle erbe commestibili della regione che sarebbero state ignorate dagli autori latini e rinascimentali: “... non di meno fosse insalata dalle piante, e dai rami di lei, mentre son teneri, bolliti per nell'acqua, ma con breve cottura, e mangiansi conditi con olio, con salse e con aglio pesto, e distemperate nell'aceto. Usasi mangiare ancora in minestra n giorni magri, spartiti in minute particelle, e con herbette odorifere, con pepe e con succo di arancio conditi, e non tanto grata accomodato in questa maniera quanto rincrescevolo cotto in brodo di carne. L'insalata di quest'herba una di quelle che si usano per saziarsene, per non haver poi a mangiar assai de' rimanenti cibi della cena, perch riempie lo stomaco, sazia e di facile digetione”. Oggi la pianta, che allo stato selvatico vegeta lungo le coste della penisola, non viene pi raccolta, perch viene coltivata diffusamente. La foglie si presentano filiformi, simili a quelle dell’erba cipollina, ma dalla sezione trasversale pi schiacciata, sottile e non cava; esse sono inserite a cespo direttamente sulla radice. La raccolta per il consumo delle foglie avviene nei mesi primaverili, quando esse sono ancora tenere e vengono vendute in mazzetti. Molto gradevoli per consistenza, e dal sapore leggermente acidulo, possono essere mangiate crude in insalata, ma alcuni preferiscono cucinarle lessate e condite con olio extravergine d’oliva, limone, sale, pepe.

altalt

 

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