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Bistorta

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un'erba perenne (Polygonum bistorta L.), comunemente presente nei pascoli umidi, appartenente alla famiglia delle Poligonacee, conosciuta anche con il nome di serpentina per le sue presunte propriet terapeutiche contro il veleno dei serpenti. La pianta alta fino a 30 cm, con vistosa ed elegante fioritura, frequente nei terreni grassi e umidi delle zone montagnose tra i 600 ed i 2200 m. di altitudine. Preferisce il substrato ricco di silice, acido e torboso e si innalza al di sopra del tappeto delle graminacee con le sue appariscenti spighe rosee. Le foglie sono lunghe, di color verde-grigio, picciolate e lanceolate. Manca nelle isole e pur essendo presente in Calabria, in Abruzzo e nell’arco alpino, le sue zone di elezione sono verso il centro Europa, ma cresce anche in Asia e nell’America del Nord. (fr. renoue bistorte, ing bistort, snake-weed, ted Wiesen Knterich, sp. bistorta)
Caratteristiche botaniche Il nome dato da Linneo a questa specie, appartenente alla famiglia delle Poligonacee, Polygonum bistorta. Si tratta di una pianta erbacea perenne, spontanea, cespitosa, con rizoma tuberoso e rugoso, contorto su se stesso, grosso come un dito. La disposizione di questo rizoma, che serpeggia in senso orizzontale, con corteccia ricoperta di residui squamosi, brunastra di fuori e rossiccia all’interno, basterebbe da sola a far riconoscere la specie. Numerose esili radichette fibrose partono dalla radice principale. Il fusto eretto semplice, esile, di forma cilindrica, rigida, alto da 40 ad 80 centimetri. Le foglie sono alterne, oblunghe, lanceolate, di grandezza via via crescente scendendo verso la base della pianta: quelle superiori mancano di picciolo, mentre quelle inferiori, che nascono tra i residui secchi delle foglie precedenti, hanno un picciolo lungo, ai lati del quale la lamina fogliare scorre con 2 strette ali ondulate. La superficie glabra, verde lucido, della pagina superiore contrasta col glauco-biancastro di quella inferiore. La nervatura pennata ed al punto di inserzione si trova una guaina lunghissima membranosa di colore rosso ferruginoso. Le foglie superiori sono sessili con apice acuminato. I fiorellini ermafroditi sono raccolti in una spiga cilindrica, densa, terminale, solitaria, di bellissimo aspetto: questi fiorellini hanno un colore rosso carnicino dato dal perigonio regolare tri o pluripartito, con petali persistenti tutti uguali tra loro. L’apparato maschile formato da 6-8 stami con filamenti liberi; quello femminile ha un ovario libero con una sola loggia contenente un solo ovulo; sormontato da 3 steli ad estremit libera con uno stimma minuto a forma di bottone. Il frutto un achenio marrone, membranoso lucido, con 3 spigoli acuti e contiene un solo seme.
Notizie storiche
La bistorta non ha interessato molto gli studiosi di Botanica del passato, per cui la sua letteratura scarsa. Polygonum parola di origine greca che indica grande fecondit. Secondo alcuni l’etimologia greca sarebbe polys = molto e gonu = nodo, ginocchio, con allusione ai numerosi nodi che si trovano nelle varie specie di questo genere. Bistorta vocabolo della bassa latinit (bis torta) che fa riferimento all’andamento serpiginoso della radice. I dati che troviamo in Dioscoride (Hist. plant. VI-4) su una pianta detta polygonon e che sono stati citati da Plinio (Lib. XXVII-91) non certo che si riferiscano alla Bistorta. Da molto tempo questa pianta coltivata per la sua vistosa e persistente infiorescenza. Tra i nomi popolari della Bistorta abbiamo: serpentaria, biaveta, lingua bovina, lenvabou, lavazzuola, blayetta, amarella, espar, reparss, gambe rosse, cuticoli, poligonia, sarasn, pajan salvadi.
Gastronomia
La ricchezza di amido ha indotto spesso a sfruttare i rizomi di Bistorta in tempi di carestia come risorsa alimentare. In genere si facevano torrefare o si lessavano. Questo impiego non incontra tanto favore a causa del tannino che notevolmente astringente e che contenuto in gran copia nelle radici della nostra pianta. La parte che invece ha notevoli pregi in gastronomia sono soprattutto le foglie, che possono entrare in cucina alla stregua di tante verdure coltivate. Sono ottime se unite a minestre, oppure lessate e cucinate come gli spinaci: il gusto delicato e leggermente acidulo. In alcune zone vengono usate anche nelle frittate. Aggiunte ad insalate rustiche contribuiscono ad arricchirle di sapore. Per poterle consumare crude, le foglie devono essere molto tenere.