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Fieno greco

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una pianta erbacea annua, aromatica (Trigonella foenum graecum L.), (ing classical fenugreek, fr trigonelle fenu-grec, ted Griechischer, Schabziegerklee, sp alholva), conosciuta in italiano scientifico come fieno greco comune, appartenente alla famiglia delle Leguminose, originaria del Medio Oriente, arrivata in Europa tramite la Grecia (donde il nome); successivamente si diffusa in Estremo Oriente dove viene utilizzato come spezia. Non essendo perenne, a ogni tardo autunno si affloscia e muore. Nasce ovunque, nei campi e nei giardini; talvolta si innalza fino a raggiungere il mezzo metro; ha foglie composte, ciascuna, di tre foglioline ovali, bislunghe e cenericce nella faccia inferiore; fiorisce a maggio-giugno con piccoli fiorellini bianco-giallastri, posti nell’ascella delle foglie pi alte; ha per frutto una siliqua lunga e piatta come quella del fagiolo ma che termina in una punta allungata (corno) e che racchiude, in ogni siliqua, da dieci a venti piccoli semi ovali, giallo-dorati, molto duri e segnati da un profondo solco. Chiamata Erba helba in tutto l’oriente, in sanscrito fu detta methi, in Cina hu-lu-pa, nell’antica Grecia corno di bue (dalla forma del suo frutto) e in Roma foenum-graecum, cio “fieno greco”, perch era stata appunto importata dalla Grecia dopo che lo stesso Catone, che pure era tanto avverso a ogni importazione di prodotti stranieri, ne aveva raccomandata la semina, per i manifesti pregi dell’erba, quale fieno ingrassante per il bestiame. Oggi noi la chiamiamo anche corno di bue, come i greci, o fieno greco come i nostri padri antichi oppure erba trigonella, per la forma triangolare dei suoi fiori.

Cenni storici “Possa tu sempre camminare in una terra sulla quale cresca erba helba!" Con queste parole sulla soglia della casa gli Arabi usavano dare l’addio all’ospite che partiva. L’augurio di avere sempre a portata di mano l’erba Helba era quindi, per gli arabi di un tempo, quello che per noi oggi un augurio di bene e di salute. I vecchi dotti dell’Arabia la tenevano in grande pregio e ne consigliavano l’uso a chi voleva avere capelli ricciuti e i polmoni forti; a chi voleva attenuare lo sgradevole odore del sudore, a chi desiderava un’erba cosmetica. Nel Medioevo si mangiava cotta con fichi, datteri e molto miele per guarire le tossi e gli affanni del respiro e in Egitto era molto ricercata dalle donne desiderose d’ingrassare. Era un tempo molto apprezzata in Tunisia dalle giovani donne che, con i semi macinati, zucchero e olio, facevano focacce e le mangiavano nei giorni precedenti le nozze per poter cos presentarsi allo sposo pi grassocce e belle. Ha fama di prevenire la formazione di gas, una fama che certamente non hanno gli altri membri della stessa famiglia, i vari legumi. Gli allevatori, poi, la propinavano alle vacche magre per poterle presentare al mercato arzille e grasse. Oggi, fra luglio e agosto, si raccolgono i semi maturi, i quali si macinano o si pestano nel mortaio e se ne ricava la farina che, supermaturando, assume a poco a poco un odore sempre pi sgradito, ma che ha pregi tali da poterla classificare tra le farine superlative. Il termine fieno, in latino foenum, si ricollega a una radice indoeuropea, che significa “trarre nutrimento", “succhiare latte", e compare in una serie di sostantivi di estrema importanza e antichit, in tutte le lingue indoeuropee. In latino, dove il foe- diventato fe-, infatti alla base del sostantivo femina, che significa, in tutta la bellezza e l’importanza che questo esprime, “colei che allatta, colei che da il nutrimento". Ed sempre questa radice che forma il termine filium, “il figlio, il lattante, colui che riceve il nutrimento". Foenum, invece, significherebbe letteralmente “il prodotto della terra", ci che trae nutrimento dalla terra; un termine molto generico, che ha progressivamente ristretto il suo significato fino a individuare, fra le tante, una sola creatura vegetale, forse la pi diffusa, forse la pi abbondante, molto probabilmente la pi utile. Da questa stessa radice fe- derivano anche fecundus, “fecondo", e felix, che significa “ci che produce frutti". A dimostrazione dell’importanza dell’agricoltura e del suo carattere quasi sacrale, felix venuto poi a significare “favorito dagli dei", “favorevole, propizio", e poi “felice". Il senso originario antichissimo di “felice", e dunque della felicit, sarebbe secondo gli studiosi “ci che d latte", e viene spontaneo ripensare a foenum, che il cibo tradizionale degli animali che danno il latte all’uomo, e anche al fieno greco, che, considerato per lungo tempo ottimo per fare ingrassare i bovini, cadde poi in disuso per il particolare sapore che conferiva al latte da essi prodotto.

Usi in cucina Nella cucina occidentale il fieno greco non usato, perch il suo odore considerato sgradevole. I semi sono amari, con un odore tenue, ma caratteristico, e contengono un colorante giallo. Nei paesi della costa orientale mediterranea, come Grecia ed Egitto, sono adoperati come spezie, ma pi facile trovarli tra gli ingredienti del curry indiano, e a questo scopo prima d’essere tritati vengono di solito arrostiti leggermente. Gli Indiani ne utilizzano anche le foglie verdi che vengono mangiate come verdura. L’aroma non forte e non facile a descriversi. La pianta contiene cumarina. Cucinato all’occidentale, come gli spinaci, non molto gradevole. Cucinato secondo le ricette indiane, in cui si usano spesso erbe amare, ottimo e dato che si pu coltivare facilmente in giardino se ne raccomanda la coltivazione a quanti amano i cibi indiani. In India si mangiano anche altri tipi di Trigonella: vi sono sia variet selvatiche sia variet selezionate da giardino, cos pu esservi una differenza sostanziale a seconda della provenienza della semente. Se il fieno greco viene seminato in cassette e fatto crescere come la senape e il crescione, condito con olio e aceto d un’insalata eccellente, dal sapore insolito.

Usi erboristici Il fieno greco secondo gli erboristi un’ottima fonte di proteine, vitamine e minerali, che si rivela particolarmente utile nelle diete vegetariane, ma anche indicato a chi ha la pressione bassa, a chi stitico, a chi ha perduto e vuole riavere un formidabile appetito. Si sa anche che l’azione di questi semi di lunga durata perch i loro elementi si fissano nei muscoli e vi permangono, tanto vero che nei macelli si escludevano dalla vendita le carni dei buoi ingrassati con fieno greco perch l’odore e il sapore spiccato del semi rimane nella carne anche a macellazione compiuta. I pregi del fieno greco sono dunque tanti; ma poich ogni rosa ha le sue spine, bisogna anche dire che questi semi hanno sapore e odore piuttosto sgradevoli; ma chi volesse trarre beneficio dalle benefiche sostanze contenute nei semi dell’erba trigonella, pu comperare i semi o la farina e, tappandosi le narici con le dita, prendere un cucchiaino di farina (o di semi macinati), prima di ogni pasto, impastati con miele o sciolti in due dita di buon vino. Se odore e sapore disgustano in maniera eccessiva, si pu allora ricorrere, prima dei pasti, a un cucchiaino dell’estratto fluido di trigonella allungato con tanto, tanto sciroppo; oppure si pu tentare con un cucchiaino dell’estratto mischiato bene con due o tre cucchiaioni colmi di marmellata. Ai semi dell’erba trigonella si ricorreva unicamente, bollendone 60 g in un litro d’acqua, per farne un decotto emolliente, che veniva usato per clisteri nelle irritazioni dell’intestino o per irrigazioni nelle infiammazioni interne degli organi genitali femminili. Ingrediente prezioso dei filtri d’amore, pare, per le sue propriet afrodisiache, il fieno greco era considerato nel vicino Oriente e nell’Africa mediterranea il migliore amico e l’insostituibile alleato della bellezza femminile. Per le sue gi note propriet, infatti, questa pianta contribuisce ad accentuare e a tonificare le piacevoli “rotondit” femminili che i tradizionali canoni di bellezza di questi paesi preferiscono un po’ generose, e contemporaneamente aiuta, usato esternamente con regolari frizioni, a rendere perfetta l’epidermide cancellando ogni imperfezione, ogni segno, ogni macchia, regalando a tutte incarnati levigati e luminosi. Nell’antico Egitto il fieno greco era molto ben conosciuto e usato nella terapia, come rivelano diverse ricette e prescrizioni mediche; il papiro Smith contiene un passo di grandissimo interesse: s’intitola “Inizio del libro della trasformazione di un uomo vecchio in uno giovane” e vi si rivela appunto la procedura per ringiovanire chi giovane non pi. Due sacchi di frutti di fieno greco, che gli egiziani chiamavano hamit, erano, secondo il papiro, pi che sufficienti. Bastava sottoporli a un trattamento paziente di essiccazione al sole, sgranarli battendoli e farli saltare al vento cos da far volare via la pula e avere solo i semi. Poi si pesava una misura uguale di semi e di baccelli e si mescolavano ad acqua in modo da ottenere una pasta di consistenza molle. Dopo una lunga cottura a fuoco vivo la pasta, trasformata in una massa secca, veniva lavata nel Nilo, fatta asciugare al sole e stesa su teli bianchi. Ridotta in polvere con uno speciale procedimento, la sostanza veniva poi reimpastata con acqua e scaldata fino a quando sulla sua superficie non affioravano minute goccioline d’olio. L’olio cos estratto veniva raccolto in un orcio di terracotta impermeabile, e, dopo un po’ di tempo, filtrato e versato in un recipiente di pietra dura preziosa. Il papiro conclude: “nell’ungere una persona la si guarisce da tutte le rughe che ha sulla fronte e la pelle, cos spalmata diventa di colore perfetto. Guariscono la calvizie e tutte le macchie rosse che sono sulla pelle. Questo rimedio stato utile milioni di volte". Bellezza, amore, giovinezza. C’ forse per gli uomini qualcosa di pi prezioso, qualcosa di pi desiderato o per cui siano state fatte, in ogni tempo, maggiori follie? Non deve quindi stupire che una pianta capace di tanto derivi il suo nome dalla stessa radice di felice e felicit! Ma il fieno greco cela un segreto ancora pi raro e pi profondo. Hamit, in egizio, composto da tre ideogrammi di suono consonantico, H, M e T; le grafie possono variare, ma il significato dei suoni e dei simboli che li esprimono , nella ricchissima lingua egiziana, sempre coerente e preciso. H rappresentato da un cordone annodato tre volte che, secondo l’antica simbologia dei templi egizi, collega e unisce in una corrente evolutiva i tre piani dell’essere, il ternario. Ma una civetta, e rappresenta la materia inerte, la matrice che attende la luce del sole, il calore del fuoco che la vivifichi e la fecondi secondo la legge dell’eterno divenire. T un semicerchio, che rappresenta il cammino del sole sull’orizzonte dalla sua nascita al tramonto: il simbolo della legge della creazione e delle sue continue trasformazioni da uno stato all’altro. Questo il significato di hamit, cio di fieno greco: una corrente che unisce i tre piani dell’essere nella loro totalit, una materia non ancora viva ma da cui tutto pu nascere, e il sole, la legge stessa della vita, che nasce, muore e torna a rinascere, e che fa nascere, morire e rinascere eternamente nello spirito. Michele Savonarola, nel ricettario attribuitogli, consigliava un infuso di vino di fieno greco come emmenagogo. Altri impieghi erano nelle affezioni oculari per mezzo di lavaggi. Nel secolo scorso A. Campana cos scriveva sulle virt terapeutiche della pianta: “Il seme del Fieno greco contiene molta mucillagine, che si manifesta nel cuocerlo, e il decotto diviene lubrificante, emolliente, invischiante; messo in uso nelle oftalmie, nelle diarree, nella dissenteria. Dose per farne decotto da mezz’oncia a un’oncia, in una libbra d’acqua". Semi ed estratti di fieno greco hanno mostrato anche una significativa attivit ipoglicemizzante. inoltre cardiotonico e diuretico, galattagogo e antielmintico. Gli vengono anche attribuite propriet ricostituenti e di stimolante neuro-muscorale Nell’uso esterno impiegato come antinfiammatorio del cavo orale e per favorire la cicatrizzazione di ferite. Si adopera, in questi casi, in infuso, mentre i suoi cataplasmi sono sfruttati per la maturazione di ascessi e foruncoli. possibile comporre un bagno cosmetico con questa pianta, che andr cos preparato: in un sacchetto di garza fate bollire, per circa dodici minuti, una miscela di fieno greco, menta, betulla, mirtillo ed edera in parti uguali, il peso complessivo deve raggiungere i 100 grammi. Filtrate il tutto e versatelo nell’acqua del vostro bagno cosmatico, che andr effettuato per non pi di 20 minuti.

 

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