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Tuscia in Tavola

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Mentuccia

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il nome (Calamintha nepeta L. = Satureja nepeta e Satureja calamintha per Scheele) di una pianta erbacea perenne, appartenente alla famiglia delle Labiatae, genere Calamintha, nota anche come nepetella, nepitella, mentuccia comune, erba da funghi, poleggio selvatico. Altri nomi dialettali locali: erba nuela (Lig), menta salvadega, sombris (Ven.), calameinta, erba bona (Em), nepeyeja (Camp), mentascina (Pug), nipitedda (Sic), nebidedda (Sard). Pur essendo abitualmente considerata una menta di piccole dimensioni, questa non appartiene al genere Mentha, ma al genere Calamintha. Originaria dellEuropa dellAfrica settentrionale e dellAsia occidentale, in Italia presente su tutto il territorio, dalle zone costiere fino alle regioni submontane, dove diffusa spontaneamente nei terreni aridi incolti, lungo le strade, vicino ai muri. La sua identificazione risulta facilitata dal fatto che dove presente emana un profumo caratteristico, molto intenso e gradevole. Pur essendo abitualmente considerata una menta di piccole dimensioni, questa non appartiene al genere Mentha, ma al genere Calamintha, anche se i vari autori lhanno classificata, di volta in volta, anche in generi diversi, come il genere Satureia e il genere Nepeta, o scambiata addirittura con la Mentha pulegium. Chi non conosce la cucina romana fa spesso confusione tra la "menta romana" (Mentha viridis), che viene impiegata soprattutto nella "trippa alla romana", e la mentuccia comune (Calamintha nepeta), forse perch questa ultima viene usata nei "carciofi alla romana". Coltivata in vaso e nell'orto, conserva quasi intatto il suo aroma penetrante. Pu essere raccolta da maggio a ottobre.

Etimologia del nome A proposito del termine nepeta, il nome di questa antica erba aromatica usata dai Romani (Apicio la include nella salsa per uccelli e per pesci), e sicuramente anche dagli Etruschi, secondo Linneo, deriverebbe dallantica Nepe o Nepete, che per Livio non altro che lodierna Nepi, in provincia di Viterbo, nel cui territorio era molto abbondante. Secondo altri, per, potrebbe derivare anche dal latino nepa = scorpione, (parola afro-latina), poich si credeva efficace contro la puntura dello Scorpione; infatti, Plinio nella sua Naturalis Historia afferma che ha virt contro le serpi perch fuggono il suo fumo e lodore.

Variet Come per la menta, anche per la mentuccia esiste qualche confusione nella terminologia corrente, poich esistono altre due variet di mentuccia: la Calamintha sylvatica Bromf. = C. officinalis chiamata anche mentuccia maggiore o calamenta, presente in tutto il territorio italiano, nei boschi, nelle siepi e negli incolti. Rispetto alla mentuccia comune ha le foglie molto pi grandi, profondamente seghettate e possiede un aroma leggermente meno intenso. Laltra variet la Calamintha grandiflora (L) Moench = Satureja grandiflora Scheele, chiamata anche mentuccia montana, presente in tutto il territorio italiano, ma quasi esclusivamente nei boschi di latifoglie, soprattutto faggete.

Botanica Dal punto di vista botanico questa pianta presenta uno stelo strisciante sul terreno con fusticini ascendenti, legnosi in basso ed erbacei alla sommit, alti fino a 40 centimetri, che sorreggono mazzetti di fiori profumati di colore rosa violaceo con calice tubulare presentano foglioline opposte, prevalentemente ovate, quasi cuoriformi, a volte pi lunghe che larghe, con margini leggermente dentati; le inflorescenze ascellari che superano addirittura le foglie, presentano corolle di colore rosa violaceo. Le foglie sono piccole, di colore verde intenso; lunghe solamente pochi millimetri, opposte due a due, di forma ellittica o cuoriformi, con la base bruscamente ristretta; lapice varia da ottuso a lievemente subacuto, la superficie superiore scarsamente pelosa, quella inferiore abbondantemente pelosa. Il margine pressoch intero alla base e dentato nel resto, con cinque-dieci denti per parte. La mentuccia si diffonde spontaneamente nei terreni incolti e lungo le strade, dove emana un profumo intensissimo e gradevole. Coltivata in vaso e nellorto, conserva quasi intatto il suo aroma penetrante. Pu essere raccolta da maggio a ottobre.

In cucina La mentuccia ha un aroma composito, in cui le caratteristiche della menta compaiono associate a sentori erbacei diversi. anche soprannominata "erba da funghi", perch in Toscana e nellAlto Lazio viene sempre associata con i piatti a base di funghi. Nella nostra provincia fanno eccezione solo i funghi porcini cucinati arrosto, dove si preferisce usare i fiori di finocchio selvatico, mentre la mentuccia riservata alle zuppe con i funghi, soprattutto in quella con i prataioli. In tutta la Maremma laziale ed anche nel restante territorio della provincia di Viterbo, dove costituisce l'erba aromatica selvatica per antonomasia, viene utilizzata per cucinare le lumache al tegame, la zuppa con le lumache, i carciofi al tegame alla romana, e tutti gli altri piatti dove sono presenti i carciofi, come lo spezzatino dagnello coi carciofi; ma questa umile erbetta aromatica, sempre nel nostro territorio, viene inserita obbligatoriamente soprattutto nella tradizionale zuppa contadina, la gustosissima acquacotta della Tuscia, nelle sue infinite variet, come pure nelle comuni zuppe di verdure (la pi tradizionale e la zuppa di pomodori e mentuccia), che si differenziano soltanto perch in queste sono presenti condimenti grassi (lardo, pancetta ecc) di origine animale. Sempre nella nostra zona, viene inserita anche nella salsa verde usata per condire i pomodori insalata, le zucchine lessate, le melanzane grigliate, nella classica panzanella e nel pancotto con laglio, usato un tempo dai nostri vecchi quando erano rimasti senza denti. Quando possibile questa mentuccia andrebbe usata fresca, dal momento che si pu reperire abbastanza facilmente per un periodo che va aprile ad ottobre; comunque anche essiccata conserva abbastanza bene il suo aroma caratteristico. A questo scopo pu venire conservata in contenitori di vetro, previa essiccazione in luogo ombroso e ventilato. Avendo a disposizione un piccolo giardino o un balcone sarebbe preferibile seminarla in un angolo di questo o coltivarla in vaso, per averla sempre a portata di mano quando si cucina, poich anche nella forma coltivata conserva quasi inalterato il suo caratteristico aroma.

Curiosit In alcune zone del Lazio stato descritto un uso rituale di questa erba, che veniva raccolta il Sabato Santo e deposta in un piatto contenente delle uova rotte. Dopo aver ricevuto la benedizione del sacerdote, il piatto era portato a casa e se ne faceva una frittata chiamata santa, in quanto si credeva che la mentuccia fosse stata la prima cosa che la Madonna avesse mangiato dopo il digiuno seguito alla Crocifissione di Cristo. In Abruzzo conosciuto il detto: Chi vede la mentuccia e non ladore /non vede la Madonna quando more.

Usi erboristici Nel Medioevo era conosciuta come rimedio contro i ronzii auricolari, il singhiozzo, i dolori viscerali. Sempre nel passato, era legata a propriet curative molto fantasiose, tra cui quella di guarire lelefantiasi e, sul finire dellOttocento, si credeva che gli animali che brucavano questa pianta assumessero un aspetto pi vivace, quasi compiacendosi della forza acquisita. Per uso esterno, lolio essenziale contenuto nelle sommit fiorite esercita, secondo gli erboristi, unazione stimolante della circolazione superficiale, adatta a favorire i processi di riparazione dei tessuti cutanei. Una tisana a base di nepetella pu favorire la digestione, ma preparazioni molto concentrate possono risultare eccitanti. In passato veniva usata anche per preparare unacqua considerata un potente vulnerario (cura delle ferite).

 

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