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Calendula

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il nome di una piccola pianta erbacea (Calendula arvensis L) (ing.marigold, fr. souci officinal, calendule, ted. Ringelblume, sp. calandula), appartenente alla famiglia delle Compositae, conosciuta scientificamente con il nome di fiorrancio selvatico, originaria dell’Europa meridionale e dell’Asia, chiamata anche calendula, calenzola, callandria, calta, fior d’ogni mese, fiorrancio, garofano di Spagna; cresce spontanea nei prati soleggiati, producendo, da maggio a settembre, piccoli fiori a capolino, in mezzo a cespi anche folti di steli pelosi, spesso prostrati, e foglie ovato-lanceolate color verde pallido, relativamente simili a margherite, di un vivace colore giallo aranciato (da cui il nome di fiorrancio). Questi fiori, sotto l’azione dei raggi solari si aprono lentamente e si volgono verso il sole, man mano che questo si alza all’orizzonte; quando si avvicina il tramonto, la calendula, invece, si abbassa verso terra, fino quasi a piegarsi. Per questo motivo i Latini la chiamavano Solsequium, “che segue il sole”. La tradizione popolare ci insegna anche che questi fiori agiscono come un barometro naturale: se non si aprono di prima mattina significa che piover, se invece alle sette sono gi dischiusi si pu sperare in una bella giornata di sole. Il nome calendula deriva, per, dal latino kalende, primo giorno del mese, perch nel corso della bella stagione questa pianta rifiorisce a scadenza mensile; in Francia, infatti, conosciuta con il nome popolare di tous les mois. Ricordiamo che con il nome di “fiorrancio” esistono anche altre piante appartenenti allo stesso genere, tra le quali c’ la Calendula officinalis che viene utilizzata soltanto a scopo ornamentale e che attualmente pu trovarsi anche inselvatichita.

Cenni storici I petali della calendula, freschi o essiccati, venivano adoperati, al tempo dei Romani, come sostituti dello zafferano, dal momento che questo era molto costoso e pi raro. I fiori, inoltre, venivano spremuti freschi per trarne un succo per tinture gialle. Tra gli Aztechi era viva la leggenda che la calendula fosse nata dal sangue dei guerrieri caduti nella battaglia contro Fernando Cortez. In India la calendula adornava il tridente di Mahadeva. Grazie al suo fiore la calendula ha riscosso da sempre molto successo come pianta ornamentale. Ma nei secoli passati fu coltivata anche per la sua funzione di “barometro” naturale: gi nel Medioevo, infatti, era stato notato che il fiore si apriva all’alba solo quando l’aria era perfettamente asciutta (e quindi probabilmente non avrebbe piovuto). Secondo invece un’antica usanza germanica, le ragazze erano solite piantare la calendula nelle orme lasciate dall’amato: siccome la pianta ha una fioritura assai prolungata, si riteneva che cos facendo l’affetto tra i due innamorati non si sarebbe mai spento.

In cucina I boccioli dei fiori e le foglie pi tenere rappresentano la parte commestibile della pianta e vengono consumati crudi nelle insalate, alle quali conferiscono un sapore amarognolo non da tutti gradito, come pure nelle frittate. Alcuni usano i boccioli florali anche in sostituzione dei capperi e per aromatizzare l’aceto. I petali (o i fiori) della calendula, freschi o essiccati, venivano adoperati fin dal tempo dei Romani come sostituto dello zafferano, del quale oltre al colore ricordano anche il sapore. Infatti vengono spesso utilizzati per farne un ottimo risotto simile a quello milanese allo zafferano, aggiunti alla fine della cottura. Sempre con questi petali si possono fare ottime frittate, e una volta pestati e salati possono andare a guarnire una bistecca ai ferri. I fiori freschi si usano anche nelle zuppe di pesce (specialmente quella di grongo), nelle zuppe di carne (in Olanda), nel souffl di patate, come colorante del formaggio, del burro, ed anche di alcuni dolci (il colore viene estratto con il latte). Ma i dolci pi tradizionali sono le “marie dorate”, nome che probabilmente deriva da marigold, che il nome inglese della calendula. Sono delle specie di maddalene, cremonesi, brioches o scones, usati per il t, oppure da mangiare anche calde con burro e gelatina di frutta come appunto si fa con gli scones.

 

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