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Balsamita

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una pianta erbacea (Balsamita major Desf. = B. vulgaris = Chrysanthemum balsamita L. = Tanacetum balsamita L. = Pyrethrum balsamita), appartenente alla famiglia delle Compositae, genere Balsamita; conosciuta anche con il nome comune italiano di erba amara balsamica (Pignatti) e con gli altri nomi dialettali di erba buona, erba di San Pietro, erba Maria, erba della Madonna, foglia da Bibbia, erba caciola, menta greca. Un tempo faceva parte del genere Chrysanthemum, insieme con le altre erbe chiamate tutte con termine italiano di “erba amara”. Queste, in epoca successiva sono state riclassificate in due generi diversi: Tanacetum (v) e Balsamita, sempre conservando il nome di “erba amara”. Nel genere Balsamita stata iscritta una sola specie, la Balsamita major, quella che trattiamo in questa voce.

Botanica Questa pianta ha un rizoma stolonifero, foglie strette e allungate, leggermente ovate, appuntite all’apice, a margine crenato o seghettato, picciolate in basso e pi piccole verso l’alto dove divengono sessili, colore verde argenteo, talora pennatosette, lunghe fino a 20 cm, inserite su uno stelo alto fino a 1 m; cresce sia allo stato selvatico sia coltivata negli orti e viene utilizzata per il profumo gradevole che si avvicina a quello della menta e per il sapore aromatico delle sue foglie: queste sono disponibili per la raccolta preferibilmente nella stagione calda. In America chiamata bibleleaf (foglia da bibbia) perch i primi coloni americani ne usavano le foglie come segnalibro nella Bibbia. Originaria dell’Asia, era conosciuta da Egizi, Greci e Romani, che probabilmente la portarono in Inghilterra. Da l, i coloni la portarono in America dove adesso cresce spontanea lungo il ciglio delle strade negli Stati Orientali e Medio-Occidentali. Non va confusa con altre erbe trattate alla voce “erba amara”(v) e soprattutto con il Tanacetum parthenium L. = erba amara vera, dal quale si differenzia per le foglie non piumate e per l’odore pi piacevole; infatti la balsamita emana un odore particolarissimo, che ricorda sia alcuni famosi dentifrici sia il chewing gum. Nelle campagne si usa la pianta come lettiera nella nicchia dei cani, con la convinzione che essa scacci le pulci e le cimici.
In cucina
L’erba di San Pietro in Italia usata soprattutto nelle zuppe di verdure, nel minestrone, nelle frittate, nelle insalate e, in provincia di Brescia, anche nel ripieno dei tradizionali casonsei, ma nei paesi anglosassoni anche con la selvaggina, il pollame, il vitello e perfino nei dolci. Comunque, di questa erba vanno usate sempre poche foglie poich a forti dosi risulta amara.
Usi erboristici
Nel Medioevo l’erba di San Pietro, pianta amara e aromatica, era molto diffusa e veniva ampiamente sfruttata come panacea per le sue presunte propriet medicinali dal momento che si riteneva svolgesse una benefica azione calmante in caso di ansia e depressione, azione antispastica nelle coliche e negli spasmi gastrointestinali e utile nella cura di bronchiti, raffreddore, con o senza catarro e tosse. Gli stessi erboristi ritenevano che agisse anche come colagogo e attivante le funzioni del fegato e della cistifellea, poich risultava efficace in caso di scarsa secrezione biliare, quindi utile come digestivo e antimeteorico in caso di aerofagia. Sempre secondo gli erboristi eserciterebbe anche un’azione emmenagoga, favorendo il flusso mestruale in presenza di mestruazioni difficili e dolorose, come pure, se applicata esternamente, un’azione calmante, leggermente analgesica e vulneraria in caso di punture d’insetti, scottature, piccole ferite e infiammazioni cutanee di vario genere. I suoi principi attivi, contenuti principalmente nelle foglie e nelle sommit fiorite sono: un olio essenziale volatile, principi amari, sostanze tanniche e lattoni sesquiterpenici. Come succedaneo del t, in infusione al quindici per mille, avrebbe propriet stimolanti ed emmenagoghe. L'essenza della pianta, ottenuta per distillazione, entra nella composizione delle acque odorose prodotte nell'Officina di S. Maria Novella a Firenze.

 

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