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Assenzio

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il nome di una pianta erbacea perenne, (Artemisia absinthium) appartenente al genere Artemisia, nel quale sono comprese numerose specie diverse. presente allo stato spontaneo in tutta la penisola e nelle isole maggiori., ed conosciuto anche come assenzio romano e assenzio maggiore; il suo nome significa “non gradevole”, per via del suo sapore amaro. Le sue radici sono caratterizzate da un rizoma legnoso e ramificato dal quale si sviluppano le foglie basali, in rosetta, e i fusti fioriferi. Questi possono raggiungere i due metri di altezza, sono ramificati nella parte superiore, e sembrano bianchi per la presenza di peluzzi corti e fitti. Le foglie basali e quelle dei fusti che non portano fiori sono lungamente picciolate, pi volte divise tanto da somigliare a quelle del prezzemolo. Le foglie dei fusti che portano i fiori sono invece senza picciolo, e sempre meno divise man mano che si avvicinano alla cima del fusto, tanto che le ultime finiscono per essere semplicemente lanceolate. Tutte le foglie, dal sapore amarissimo, sono pelose, con la pagina superiore interamente grigio-argentea e la inferiore cinerina. I fiori sono glabri, raccolti in capolini penduli di forma globosa e, data la modestia dei petali, di color giallino, sono del tutto trascurabili. Oltre che nei luoghi ricchi di nitrati, questa artemisia si rinviene lungo le strade di campagna, nei luoghi assolati e negli ambienti aridi e sassosi, senza distinzione di latitudine, tanto che cresce fin sulla soglia dei 2.000 metri di altezza, spesso anche coltivata in Italia, ed diffusa in Europa e in Asia.

In passato Gli antichi chiamavano l’assenzio erba santa, cos come nell’Asia centrale chiamano “seme santo” i capolini del dragoncello. Era una pianta sacra alla dea della giovinezza e della seduzione, Artemide. Per questo motivo nella medicina antica era usata per preparare decotti amorosi, ma anche come medicina contro i vermi. A Roma veniva tenuta in grande considerazione nei riti sacri: infatti, durante le Ferie Latine, in occasione delle gare tra le quadrighe sul Campidoglio, al vincitore veniva offerta una bevanda a base di assenzio, perch veniva ritenuto onorifico dare come premio la salute. L’assenzio, come aromatizzante della grappa, nacque alla fine del Settecento e nella seconda met del secolo XIX divenne molto popolare in Francia. Era la bevanda tipica degli ambienti artistici d’avanguardia: molti famosi esponenti della Bohme (il movimento letterario corrispondente all’italiana Scapigliatura), artisti che prima della notoriet condussero una vita misera, erano formidabili consumatori di assenzio (fra gli altri lo scrittore De Musset) e la sua bottiglia campeggiava sempre sui tavolini dei caff che frequentavano. I poeti lo chiamavano “la musa verde”. Ma vi era anche un consumo di massa, che si trasform presto in una vera piaga sociale, di cui testimone la letteratura del tempo: un esempio fra molti il romanzo L’Assommoir (1877) di Emile Zola, il quale descrisse magnificamente l’abbrutimento delle folle di Parigi, la storia di una famiglia distrutta appunto dall’absintismo e la schiavit che molti prendevano con l’alcol. Chi non conosce le famose scene livide dell’Assommoir, l’ammazzatoio di Pap Colombre, ove gli operai si fermavano la mattina, giungendo dalla lontana periferia e diretti al lavoro, per scacciare il freddo con qualche buon bicchierino di quella grappa aromatizzata, che veniva distillata sul posto. “Ma la curiosit della casa era, in fondo, al di l di un tramezzo di quercia, in un cortile a vetri, l’apparecchio di distillazione che i consumatori vedevano funzionare: un insieme di lambicchi dai colli lunghi, serpentine che scendevano sottoterra, una cucina diabolica davanti alla quale venivano a fantasticare gli operai ubriachi”. Cos la tossicit dell’infusione dovuta alla assunzione continua e in dosi troppo elevate, fin per rovinare molta gente, anche se forn l’ispirazione per capolavori letterari e pittorici. Baudelaire, dopo la condanna dei Fleurs du Mal, metteva in guardia i potenziali lettori, specie quelli “sobri e ingenui”. Molta dell’ispirazione gli era venuta dall’assenzio e da certe esperienze con droghe, e il suo esempio era stato presto seguito da molti artisti, tanto che Verlaine, quando qualche anno dopo, nel 1866, pubblicava il suo primo libro di poesie, metteva in risalto il fatto di essersi ispirato ai metodi e ai concetti baudeleriani. Ma se per le persone di genio gli stimoli esterni venivano incanalati in risultati superiori, pur nella innegabile distruzione fisica dovuta all’abuso, in molti aspiranti artisti riusc ad ottenere risultati disastrosi per la salute, senza che l’umanit fosse arricchita di un solo capolavoro. Di fronte all’aggravarsi del fenomeno, il governo francese nel 1915 proib la fabbricazione e la vendita dell’assenzio, seguito poi da tutti gli altri Stati Europei. Vi sono molte altre specie di assenzio e nella sola costa della Riviera ligure e francese ne crescono dieci, quasi tutte sulle montagne. L’assenzio gentile (Artemisia pontica) uno di questi ed a sua volta molto usato nei vermouth. Una ricca infusione di acqua e assenzio, lasciata a macerare per qualche giorno e spruzzata sulle piante contribuirebbe ad allontanare afidi verdi, bruchi, parassiti alati, senza dover ricorrere ai micidiali pesticidi industriali.

Utilizzazione gastronomica Le foglie e gli apici fioriti che si raccolgono durante l’estate contengono un olio essenziale nel quale vi l’asintolo, sostanza dall’azione tonica e stimolatrice dei centri nervosi, che per tossica. Il liquore d’assenzio vero e proprio ha un’elevata concentrazione di questo olio e l’abuso porta all’avvelenamento cronico, l’absintismo. I liquori che erano un tempo a base di assenzio oggi sono proibiti, per cui attualmente sono prodotti con succedanei. Con piccole dosi di quest’olio si preparavano vari prodotti (in particolare molti aperitivi e vini d’erbe). Ancora oggi, infatti, le foglie di assenzio sono ingredienti irrinunciabili per i vermouth, insieme a molti ingredienti, la cui formula esatta tenuta segreta, ma nelle zone meno sviluppate d’Europa ancora comune trovare dei vini in cui sono stati messi rametti d’assenzio (come in Carpazia) e i gastronomi che tengono d’occhio la botanica e trovano questa pianta durante una passeggiata o magari la coltivano in giardino, possono provare a metterne un ramo in una bottiglia di vodka. Le dar un aroma amaro che a molti piace. Le caratteristiche spiccatamente amare ne hanno fatto da sempre uno dei migliori tonici amari. La sua tossicit pu derivare dal tujone, un principio contenuto nell’olio essenziale, che, se assunto in dosi massicce, pu dare realmente dei seri disturbi. Si eviti quindi di consumare liquori a base di assenzio, che risulterebbero pi ricchi in tujone.

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