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Diete dimagranti

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Le Diete dimaranti pi famose

=DIETA ATKINS La dieta Atkins si propone di combattere l'eccesso di insulina che impedisce la mobilizzazione dei grassi e ne favorisce l'accumulo, per cui si basa fondamentalmente sull’eliminazione di carboidrati e zuccheri, per cui assolutamente proibito mangiare pane, pasta, riso, farina, latte (contiene uno zucchero, il lattosio), alcolici, dolci, bibite analcoliche, frutta e verdura (tranne due piccole insalate al giorno). Per bruciare i grassi sarebbe necessario attivare il "Fat Mobilizing Hormone", ormone la cui produzione inversamente proporzionale alla presenza dei glicidi. La dieta Atkins si articola in quattro fasi, in ogni fase si assumono quantit giornaliere differenti di carboidrati. Nella prima fase non vanno superati i 20 g giornalieri di glicidi. Vietati tutti i cereali e i loro derivati, come anche i legumi e le verdure ad alto contenuto glicidico, il latte e lo yogurt. Sono concesse solo verdure a basso contenuto glicidico come fonte di carboidrati: insalata, cetrioli, finocchi. Consentiti tutti i cibi proteici non contenenti carboidrati e tutti i grassi, in quantit illimitata. Nella seconda fase i carboidrati salgono a 40 g al giorno, e nella terza dove si introduce frutta, pane o yogurt in quantit molto limitate. La quarta fase della dieta Atkins, di mantenimento, permette di assumere 60 g di carboidrati al giorno. In questa fase possono essere introdotti, gradualmente, pane, pasta, riso, legumi, patate, ecc. Basta avere un minimo di coscienza alimentare per capire che 60 g di carboidrati sono forniti da 1 mela, 1 banana e 100 g di patate, ovvero la dieta rimane decisamente ipoglicidica. La dieta Atkins ha tutti i difetti delle diete a bassissimo tenore di carboidrati: l'eccesso di grassi innalza il colesterolo, l'eccesso di proteine sovraccarica reni e fegato, lo stato di chetosi inibisce il dimagrimento che alla lunga dovuto solo a perdita di muscoli e acqua. L'errore pi grande della dieta Atkins il proporre una dieta di mantenimento che prevede l'assunzione di 60 g di carboidrati al giorno, quando un soggetto di 70 kg ne consuma 120 solo per nutrire il cervello. Per non parlare dell'infattibilit a lungo termine di una dieta dove di fatto bandita ogni forma gi carboidrato ad alta densit come pane, pasta, riso e cereali in genere, e dove anche la frutta e la verdura sono da assumere con moderazione. Seguendola, si perdono da 2 a 4 kg nella prima settimana e da 1 a 4 nella seconda. Questa dieta stata fortemente criticata dall’Associazione Medica Americana per i grossi rischi che comporta. Tra l’altro, il divieto di consumare frutta, verdura e cereali determina uno scarsissimo apporto di fibre, vitamine e sali minerali, con dirette conseguenze sulla salute.
=DIETA PUNTI La dieta punti stata ideata negli anni '70 da un dietologo italiano, il dottor Guido Razzoli. Questa dieta introduce il concetto di punti al posto delle calorie. In realt non c’ relazione diretta tra punti e calorie: un alimento pu essere ricco di calorie e avere un punteggio basso. Il punto, unit di misura della dieta, corrisponde a 1 g di zuccheri assimilabili (cio utilizzabili dall’organismo). Se ne deduce che quanti pi punti ha un alimento, tanto pi elevato il suo potere ingrassante. Gli alimenti ricchi di proteine (carne, pesce, uova, formaggi) e di grassi (burro, margarina, oli, strutto, salumi, salse) valgono pochi punti o niente. Invece gli alimenti ricchi di zuccheri (miele, dolci, pasta, riso, pane, alcuni tipi di frutta e verdura) hanno un elevato numero di punti. evidente che un simile criterio di classificazione degli alimenti pu condurre ad abbinamenti nutrizionalmente scorretti e pericolosi per la salute. L'eccesso di grassi innalza il colesterolo, mentre l'eccesso di proteine comporta un forte produzione di scorie azotate, che alla lunga portano ad acidosi del sangue, superlavoro per i reni ed il fegato, e difficolt digestive come la stitichezza. Inoltre, l’acidit del sangue contrasta la demolizione dei grassi che solo inizialmente aumenta, per poi diminuire in favore di una perdita di acqua e muscoli: infatti lo squilibrio metabolico inibisce la costruzione di nuovi tessuti. Tipicamente i soggetti che seguono la dieta a punti, come qualunque altra dieta fortemente chetogenica, recuperano il peso perso con gli interessi una volta ritornati ad una alimentazione normoglucidica, poich l'acqua perduta viene subito recuperata, mentre i muscoli persi determinano un abbassamento del metabolismo che facilita l'aumento di peso successivo.
=SCARSDALE La dieta del Centro Medico Scarsdale del dottore americano Tarnower prevede sia il dimagrimento, sia il mantenimento. La dieta Scarsdale prevede una ripartizione dei macronutrienti sbilanciata a favore delle proteine (34% carboidrati, 43% proteine e 22% grassi), e indica anche la quantit di calorie giornaliere, comprese tra le 850 e le 1000 kcal. Tuttavia, nei men consigliati non sono mai riportate le quantit dei cibi, probabilmente confidando sul fatto che, non essendo previsti cibi appetibili (non consentito l'uso di condimenti grassi e si possono mangiare solo carni e pesci magri), il soggetto molto difficilmente riuscir a mangiare una quantit di calorie superiore con una dieta qualitativamente cos restrittiva. La dieta Scarsdale inizialmente era una "dieta lampo", da seguire per non pi di 14 giorni, poi sull'onda del successo Tarnower pubblic un testo (“The Complete Scarsdale Medical Diet”) dove si fornivano consigli anche per la dieta di mantenimento, sempre basata sulla riduzione drastica dei carboidrati e sulla riduzione dei grassi, soprattutto dei condimenti. Per due settimane previsto per ogni giorno un men a base di carne, pesce, formaggi magri (usati alternativamente a volont), verdure abbondatiti, uno o due frutti e due fette di pane. Vietati gli alcolici, le uniche bevande consentite a volont sono caff, t senza zucchero, acqua tonica e non. Vanno eliminati tutti i grassi da condimento, la pelle delle carni, comprese le parti di grasso visibili; sono ammesse solo due uova la settimana. Le verdure, sia cotte sia crude, vanno condite solo con limone, aceto ed erbe aromatiche. Questa dieta non va prolungata oltre le due settimane, durante le quali si perdono sino a 10 kg. Per mantenere il peso ci si serve della dieta di mantenimento, che presenta una maggiore scelta di alimenti, ma sempre con l’esclusione dei grassi vegetali. Anche questa molto squilibrata nella distribuzione dei nutrienti.
=WEIGHT-WATCHERS Il metodo si basa sulla combinazione di una dieta ipocalorica, di un piano di autocontrollo personale e di alcune sedute settimanali. Durante le sedute, sotto la guida di un animatore (generalmente uno/a ex-grasso/a), i soci si incontrano per la registrazione del peso e la discussione collegiale dei problemi, psicologici e non, inerenti all’essere a dieta. Il programma dietetico non promette risultati miracolosi, tanto che viene consegnato un premio a chi perde almeno 5 kg in ben 16 settimane. A differenza di altre diete, il quantitativo calorico complessivo non cos ristretto (in media sono 1.250 calorie al giorno), ma la presenza dei principi nutritivi risulta squilibrata per l’eccessiva quota di glucidi. La dieta prevede a colazione uova o formaggi o latte e fiocchi di cereali, con spremute di agrumi; il latte compare non solo a colazione ma anche a pranzo, a cena e negli spuntini. La psicoterapia di gruppo si rivelata l’elemento determinante del programma.
=DISSOCIATA Ideata all’inizio del XX secolo dal medico americano William Hay. Il regime “dissociato”, anzich sulla quantit degli alimenti, si basa sulla loro distribuzione nell’arco della giornata. Secondo i presupposti della dieta dissociata, proteine e carboidrati non devono essere consumati contemporaneamente in quanto richiedono processi digestivi differenti: un ambiente acido per le proteine, alcalino per i carboidrati. Tanto per fare un esempio: solo frutta a colazione, solo pane (o pasta o riso o patate o legumi) a pranzo, solo carne (o uova o pesce o latte o formaggi) a cena. Praticamente il pranzo di mezzogiorno rappresenta un pasto iperglucidico e la cena un pasto iperproteico. La dissociazione degli alimenti fa s che vengano rispettate una serie di compatibilit alimentari, e questo se non altro facilita la digestione. Il dimagrimento dovuto soprattutto alla graduale inappetenza che si instaura a causa della scarsa gratificazione gastronomica.
=DIETA DEL TORERO Oltre al toro, il matador di successo ha un altro avversario: la pinguedine. Infatti, lo splendido abito di seta ricamata dei toreri spietato nel rivelare anche il minimo accenno di pinguedine. Il dottor Maraon, celebre medico umanista spagnolo, per salvare molti amici toreri dal ridicolo della silhouette “gonfiata”, escogit per loro una dieta a base di formaggio e vino rosso, presi in tanti spuntini durante la giornata. La dieta ebbe ottimi risultati, forse perch alla lunga la monotonia dei sapori induceva i toreri a saltare gli spuntini pur di non affrontare l’ennesimo pezzo di manchego, il tipico formaggio della Mancia.
=DIETA ZONA La dieta Zona stata messa a punto dal biochimico americano Barry Sears nel 1990, e si basa sull’ipotesi che sia possibile creare, tramite l’alimentazione, una situazione favorevole al dimagrimento. Secondo il dr Sears questa condizione sarebbe costituita da un particolare rapporto tra l’insulina e il suo ormone antagonista, il glucagone. Il nome di dieta zona deriverebbe proprio dal fatto che la condizione favorevole al dimagramento si realizzerebbe facendo rientrare il rapporto tra i due ormoni in un determinato intervallo o “zona”. In sostanza, ci che fondamentale nella dieta Zona la risposta ormonale indotta dall’alimentazione, risposta che varia a seconda dell’alimento introdotto. proprio bilanciando opportunamente ad ogni pasto i costituenti alimentari che si garantisce il raggiungimento della condizione favorevole al dimagramento. Gli alimenti che pi si prestano al raggiungimento della “zona” corretta per il dimagramento, sono i cibi ricchi di proteine e i cibi ricchi di carboidrati “non raffinati”, privilegiando in questi ultimi la frutta e la verdura. Purtroppo, preso da manie di grandezza e nel tentativo di rendere la sua teoria populistica, ha commesso gravi leggerezze che hanno vanificato gli ottimi punti di partenza, facendo diventare la dieta a zona un modello pieno di incoerenze. Una di queste riguarda il pilastro della zona, ovvero il fatto che l'aumento della glicemia e quindi il rilascio di insulina dipenda dal rapporto tra carboidrati e proteine un falso scientifico
=CRONODIETA La Cronodieta il frutto di uno studio tutto italiano, svolto dal dr Mauro Todisco, medico e studioso di cronobiologia, la scienza che cerca di definire il comportamento dell’organismo nei diversi momenti della giornata. L’elemento originale di questa proposta la corretta gestione dei tempi dell’alimentazione, basato sul principio che cibi diversi, a seconda dell’ora nella quale vengono assunti, possano essere assimilati in modo diverso. Gli stessi alimenti, pertanto, produrrebbero effetti diversi a seconda del momento in cui verrebbero assunti, per cui, oltre alle quantit degli alimenti, sarebbe importante curare anche i tempi del loro consumo. Alla base della cronodieta esiste l’osservazione che l’assimilazione dei cibi appare direttamente in relazione con la situazione ormonale e il tipo d’alimento assunto.
=DIETA BEVERLY HILLS La dieta Beverly Hills stata ideata da Judy Mazel, direttrice di un centro dietetico in uno dei quartieri pi esclusivi degli USA. Proprio per il fatto di avere tra i propri estimatori il bel mondo di Hollywood, alla dieta stato dato anche il nome di dieta Hollywoodiana. La dieta Beverly Hills, come la maggior parte delle diete con la vocazione alla notoriet (e al relativo ritorno economico), presenta degli aspetti decisamente originali e di forte impatto. L’elemento caratteristico della dieta di Beverly Hills rappresentato dal consumo esasperato di frutta che, almeno nel primo periodo della dieta, rappresenta l’unico alimento concesso. Con il passare dei giorni vengono concessi progressivamente anche altri alimenti, tuttavia in misura decisamente ridotta rispetto alla frutta, che resta sempre il genere alimentare pi consentito. Il principio su cui si basa la dieta di Beverly Hills lo sfruttamento razionale degli enzimi, che sono proteine che svolgono l’azione digestiva nei confronti degli alimenti assunti. Molti alimenti sono ricchi di enzimi in grado di digerire gli stessi alimenti che li contengono piuttosto che altri: la dieta in questione si pone come obiettivo quello di organizzare i pasti in modo da garantire il massimo sfruttamento degli enzimi alimentari a scopo digestivo. Secondo Judy Mazel questo basterebbe per creare una situazione favorevole al dimagrimento, dato che un corretto sfruttamento degli enzimi presenti nei cibi consentirebbe agli enzimi dell’organismo di dedicarsi ad altre funzioni pi importanti per la sua economia.
=DIETA HERBALIFE Herbalife una societ fondata da Mark Hughes nel 1980, a Inglewood, in California. Inizialmente il business di Herbalife si basava sulla vendita di integratori alimentari finalizzati alla perdita di peso. I primi prodotti proposti dall'azienda facevano parte di un programma chiamato "Herbalife's Slim and Trim Program", che comprendeva 4 prodotti: Formula #1 (un sostituto del pasto da bere), Formula #2 (una pastiglia a base di erbe), Formula #3 (un multivitaminico), e Thermojetics (un prodotto per il controllo del peso a base di erbe). Con il tempo la proposta di Herbalife si ampliata con altri prodotti per il personal care, anche se il prodotto che va per la maggiore sempre quello finalizzato al dimagrimento, che fa parte della cosiddetta "dieta Herbalife", che rispetto al prodotto originario ha cambiato nome e alcuni ingredienti della sua formulazione.
=DIETA METABOLICA La dieta metabolica si basa sul fatto che l'organismo, sottoposto a una dieta ipocalorica e povera di carboidrati, preleva l'energia da proteine e grassi per alcuni giorni, per poi iniziare ad intaccare le proteine muscolari, abbassando il metabolismo basale. L'idea quella di sfruttare il dimagrimento indotto nei primi giorni da questo "chock" metabolico, e di reintegrare i carboidrati prima che insorga il catabolismo muscolare. La prima fase della dieta metabolica prevede un periodo di prova di circa 4 settimane, in cui il soggetto trova la quantit minima di carboidrati che gli consentono di evitare stanchezza, nausea, cefalee, ecc. In questa prima fase la dieta prevede 12 giorni di scarico (pochi carboidrati e molti grassi) seguiti da 2 giorni di ricarica (molti carboidrati). Secondo Di Pasquale un simile dieta "addestra" l'organismo a bruciare i grassi per soddisfare le proprie richieste energetiche. Se durante la fase di scarico ci si sente particolarmente stanchi, la dieta metabolica prevede un aumento graduale dell'apporto glucidico, fino alla scomparsa degli effetti indesiderati. Quando il soggetto si assicura di aver trovato la quantit ottimale di carboidrati, si passa alla seconda fase. Nella seconda fase della dieta metabolica l'organismo dovrebbe essere diventato un'efficiente macchina brucia grassi e, per mantenere tale caratteristica, occorre alternare 5 giorni di scarico a 2 giorni di ricarica. Nei cinque giorni di scarico verr mantenuta la ripartizione calorica sperimentata con successo durante la fase di prova. Stesso discorso per la fase di carico. La dieta metabolica porta all'estremo il concetto che una drastica riduzione dei carboidrati porta l'organismo in uno stato di deplezione del glicogeno che favorisce il consumo di grassi e quindi il dimagrimento. Il consumo di proteine al posto dei carboidrati garantisce una maggiore saziet e fa credere al soggetto di "mangiare a saziet" quando in realt sta comunque mangiando poche calorie. I "pro" della dieta metabolica, se cos si possono chiamare, finiscono qui.
=DIETA MONTIGNAC Arriva dalla Francia l'ennesimo modello o "moda" alimentare, destinata a far parlare di s e, purtroppo, ad illudere molte persone: il metodo Montignac. Tale modello si basa sull'indice glicemico degli alimenti, e sul meccanismo dell'insulina. In una prima fase del modello Montignac si devono mangiare cibi al di sotto dell'indice glicemico di 35 (la quantit non conta, si pu mangiare a saziet), poi raggiunto il peso ideale si passa a un programma di mantenimento, dove si possono introdurre cibi che vanno fino al livello di 50, ma bisogna continuare per tutta la vita, perch questo metodo un approccio mentale all'idea stessa dell'alimentazione." Basta dare un'occhiata alla tabella degli indici glicemici per capire come sia assurda una alimentazione basata su tale parametro: l'indice glicemico, infatti, varia anche di molto a seconda della variet dell'alimento, del suo grado di maturazione, della sua preparazione. Il pane bianco pu avere indice glicemico da 30 a 110.

 

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